Antonio Panzeri, Zio Paperone e l’arte di sprecare
di Francesco MerloNon c'è solo la degradazione della tangente, la sua definitiva condanna a economia dello spreco, nei soldi che Antonio Panzeri ha raccontato di aver buttato nella spazzatura, e non all'arrivo della polizia come accade ai delinquenti con la testa sulle spalle, ma perché non sapeva più dove metterli: erano troppi per la valigia e per le tasche dei calzoni, troppi per la fodera del cappotto, troppi. E tutti ci siamo detti: ma non poteva spenderli, donarli, farli "girare" come predicava Berlusconi? Che si tratti dei contanti della corruzione o del bottino di qualunque altro crimine, o che si tratti dei dobloni sonanti del capitalismo di Paperon de' Paperoni, se i soldi sono troppi il solo modo efficace di "buttarli via" è spenderli. Persino nella letteratura, quando il ricco accende il sigaro con la banconota non lo fa perché è ricco ma perché la banconota, con l'iperinflazione, non vale più niente. E tuttavia liberarsi della ricchezza consumandola non è facile per nessun ricco, come insegna zio Paperone che, una volta riempito il deposito, non sa dove mettere i dobloni in eccesso - appena tre sacchi di trenta tonnellate - e perciò assume Paperino a 30 cents all'ora come "scialacquatore di concetto": "spendili!". Quest'album di Paperino, firmato dal celebre Karl Barks, uscì nel 1952 con il titolo Spending Money, ed è a suo modo un classico sulla necessità del consumo per produrre ricchezza, come lo è del resto il primo miracolo di Gesù, che trasforma l'acqua in vino ("vino buono", precisa il Vangelo) per permettere la prosecuzione del banchetto di Cana. Al contrario, è prigioniero della ricchezza Antonio Panzeri, l'eurodeputato di Articolo 1, che il Marocco e il Qatar imbottivano di soldi come la Méchain di Émile Zola (Il denaro, Sellerio), la grassa signora che si portava dietro una vecchia borsa stipata e "fiutava il vento in cerca di persone da mandare in rovina". L'eccesso di Zio Paperone non è abbastanza per costruire un secondo deposito anche perché a Paperopoli non c'è spazio e lo ziastro non ha il tempo. E neppure Panzeri pensò a comprare una seconda valigia quando, ricevuta la gran tangente, il regalino, la stecca, la cresta, il disturbo, la zucchina, il merluzzo, il biscotto, l'attenzione, il fischione ..., tornando a casa si rese conto che era troppo e non sapeva cosa farne. E dunque: "ho deciso di buttarne un po' in un bidone della spazzatura". Paperino non li butta ma anche lui non riesce a consumare la ricchezza che Paperone gli affida. Qualsiasi spesa Paperino faccia - auto di lusso, cene sontuose persino le elemosine - ritorna a Paperone sotto forma di lauto guadagno. E finisce, come sempre, con lo ziastro che insegue il nipotastro agitando un bastone. Solo Marilyn aveva capito che "la felicità non si trova nei soldi, ma nello spenderli". E Panzeri, che si è "pentito" e perciò sconterà solo un anno di galera, potrebbe presto proporsi alla Bocconi per insegnare Economia dello Spreco.