La novità è che nel mondo sempre più in guerra diminuisce il consumo di carne, che è il cibo della guerra, di Achille, Ettore e Ulisse, dei barbari, il nutrimento dei campi di battaglia, diceva Tolstoj, che era vegetariano e pacifista. Nello spirito del tempo c’è «la guerra mondiale a pezzi» con 56 conflitti armati e 92 paesi coinvolti, ma c’è anche, in crescita netta e decisa, la sensibilità verso gli animali e i loro diritti; e le leggi che vietano di ucciderli comprendono anche i serpenti, persino le vipere. Nel 2024 i morti in guerra sono stati 230 mila e i numeri del 2025 sono in forte aumento. In compenso, sembra avvicinarsi il giorno in cui chiederemo perdono agli animali per le atrocità commesse su di loro e i nostri nipoti diranno con meraviglia: «Pensate, i nostri nonni li ammazzavano per mangiarli». Nell’attesa, sempre più ci si vergogna di mangiare carne rossa, e non solo perché è ora classificata come «cancerogena del gruppo 2», subito sotto salumi, alcol e fumo. Di sicur…
La novità è che nel mondo sempre più in guerra diminuisce il consumo di carne, che è il cibo della guerra, di Achille, Ettore e Ulisse, dei barbari, il nutrimento dei campi di battaglia, diceva Tolstoj, che era vegetariano e pacifista. Nello spirito del tempo c’è «la guerra mondiale a pezzi» con 56 conflitti armati e 92 paesi coinvolti, ma c’è anche, in crescita netta e decisa, la sensibilità verso gli animali e i loro diritti; e le leggi che vietano di ucciderli comprendono anche i serpenti, persino le vipere. Nel 2024 i morti in guerra sono stati 230 mila e i numeri del 2025 sono in forte aumento. In compenso, sembra avvicinarsi il giorno in cui chiederemo perdono agli animali per le atrocità commesse su di loro e i nostri nipoti diranno con meraviglia: «Pensate, i nostri nonni li ammazzavano per mangiarli». Nell’attesa, sempre più ci si vergogna di mangiare carne rossa, e non solo perché è ora classificata come «cancerogena del gruppo 2», subito sotto salumi, alcol e fumo. Di sicuro, non c’è tavola senza qualcuno che dica: «io ne mangio sempre meno». Vengono dunque smentite le tradizioni più radicate sul cibo della ferocia.
Ci stiamo abituando alle uccisioni dei bambini, ai crimini di guerra, alle torture e agli stupri di massa, e mentre esplodono bombe, attorno a noi e in tutti i continenti, a parte l’Oceania e l’Antardite, sempre più espelliamo dalla dieta la carne della ferocia pagana e del rancore popolare, carne alla brace, brodo di carne e vino, carne al sangue, cruda e crudele. È la carne che la Chiesa contrapponeva al pesce del venerdì che era più vicino a Dio: e non solo perché Ictus è l’acrostico di Gesù, ma anche perché Simon detto Pietro era un pescatore, e pani e pesci moltiplicava Gesù e non pani e tacchini né pani e salsiccia, che è fatta di sale e ciccia. Ebbene, la carne non alimenta più l’aggressività del guerriero e dunque dello stato guerriero. Al posto di filetto al sangue, costata con l’osso, cosciotto, viscere, trippa e sanguinaccio il guerriero moderno mangia crema di broccoli e pasta alla norma, l’uomo killer di uomini si nutre di zucchine e parmigiana e beve succo di mela. È un paradosso? Non tanto se si pensa che i nazisti erano animalisti, i precursori della nostra sensibilità moderna verso gli animali. A parte il gatto, che era «perfido, falso, asociale» e poteva essere accoppato, la legge tedesca proteggeva gli animali che avevano le virtù del soldato nazista: «fedeltà, coraggio, resistenza, diligenza, obbedienza».
Il cane germanico primigenio era il pastore tedesco, di cui Hitler fu per tutta la vita innamorato, fin da quando, caporale in trincea, incontrò Wolf 1, il suo solo compagno britannico, che gli fu poi rubato rendendolo pazzo di furore. Hitler ne ebbe sei: tre maschi, tutti di nome Wolf, e tre femmine, tutte di nome Blondi: «più conosco gli uomini e più amo i cani» ripeteva. Ed era vegetariano. Come noi.