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Lasciate in pace Kasia Smutniak che recita Maria

Kasia Smutniak 

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Molti cattolici polacchi, soprattutto gli estremisti di destra ma non solo, vorrebbero che la Madonna fosse interpretata da un’attrice devota e antiabortista e si sono perciò appellati a Mel Gibson perché tolga la parte di Maria a Kasia Smutniak, che si è invece battuta perché in Polonia, dove è nata, venga riconosciuta alle donne la libertà di abortire. Mel Gibson, che ha già iniziato a Roma le riprese de La passione di Cristo: Resurrezione, ovviamente, non ha risposto. In passato Gibson si è definito «cattolico praticante» ma a modo suo, vale a dire con la sua sensibilità di artista.

Lascio agli esperti di cinema e di teologia la soluzione delle controversie dottrinarie che hanno accompagnato La passione di Cristo che, uscito nel 2004, ha incassato oltre 600 milioni di dollari. Mi limito a ricordare solo che durante la lavorazione un sacerdote recitava il rosario, fu girato interamente in Italia, in latino, in ebraico e in aramaico e sottotitolato in inglese, e venne poi accusato di…

Molti cattolici polacchi, soprattutto gli estremisti di destra ma non solo, vorrebbero che la Madonna fosse interpretata da un’attrice devota e antiabortista e si sono perciò appellati a Mel Gibson perché tolga la parte di Maria a Kasia Smutniak, che si è invece battuta perché in Polonia, dove è nata, venga riconosciuta alle donne la libertà di abortire. Mel Gibson, che ha già iniziato a Roma le riprese de La passione di Cristo: Resurrezione, ovviamente, non ha risposto. In passato Gibson si è definito «cattolico praticante» ma a modo suo, vale a dire con la sua sensibilità di artista.

Lascio agli esperti di cinema e di teologia la soluzione delle controversie dottrinarie che hanno accompagnato La passione di Cristo che, uscito nel 2004, ha incassato oltre 600 milioni di dollari. Mi limito a ricordare solo che durante la lavorazione un sacerdote recitava il rosario, fu girato interamente in Italia, in latino, in ebraico e in aramaico e sottotitolato in inglese, e venne poi accusato di antisemitismo. A Gibson hanno attribuito un cattolicesimo tradizionalista, sono circolati dei suoi fake contro Papa Francesco e tutto questo ha reso più appassionate le proteste contro Kasia che - è stato ricordato dalla tv polacca – si è schierata con le organizzazioni femministe.

Inutile dire che nessun bravo regista pensa che un attore debba somigliare al suo personaggio, come vorrebbero i nemici di Kasia Smutniak che le negano le qualità per incarnare il sacro, la Madre di Dio che dà forma a tutto, origine del mondo e destino dell’uomo (Pasolini mise sua mamma). Si capisce che la polemica, dal punto di vista della qualità della recitazione, non sta in piedi, quale che sia la fede religiosa di Kasia Smutniak che, essendo brava e di esperienza, può interpretare al meglio sia la donna nella sua funzione creatrice, sia la donna che rifiuta la maternità, Vergine Madre o Diavolessa.

Anzi, se proprio si vuole sottilizzare, fa bene all’arte la distanza laica tra l’attore e la sua parte, Daniel Day-Lewis visse per mesi sulla sedia a rotelle imparando a dipingere con i piedi e vinse l’Oscar per Il mio piede sinistro. E ci vuole distanza laica anche per costruire una chiesa, il santuario di Padre Pio di Renzo Piano, la cappella a Ronchamp di Le Corbusier.

Quando invece, come vorrebbe la destra polacca, decide la politica, allora tutto si sporca. La perfida intelligenza di Andreotti volle la Grande Moschea ai Parioli in sintonia con l’ambiguità filoaraba di quel tempo democristiano e socialista: la fecero con i soldi dell’Arabia Saudita, ma non visibile dal Vaticano. Disegnata dall’architetto del postmoderno Paolo Portoghesi, volle sintetizzare nientemeno il barocco romano e le curve dell’Oriente, Borromini e Maometto. Dunque è brutta e spesso vuota: «Per noi musulmani di Roma è più lontana della Mecca. Preghiamo cinque volte al giorno. Chi abita in periferia dovrebbe prendere almeno tre autobus o il treno per venire a pregare ai Parioli».

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