Si chiama Akin Gürlek il procuratore capo di Istanbul che ha chiesto una condanna a 2352 anni di carcere per il rivale politico del dittatore Erdogan, che sogna un nuovo impero ottomano e si fa chiamare “il Sultano”. E chissà se questo Gürlek voleva servire il suo padrone o prenderlo in giro, oppure voleva entrambe le cose, dilettarlo e dileggiarlo alla maniera di Leo Longanesi che si inventò per Mussolini uno slogan da buffone di corte, «il duce ha sempre ragione», che sorprendentemente divenne il primo comandamento del perfetto fascista.
In stile apologetico e satirico, quel paradossale slogan esprimeva la stessa esasperata esagerazione dei 2352 anni di galera, pena inespiabile anche per Dracula e il lupo mannaro. E figuriamoci per il povero …
Si chiama Akin Gürlek il procuratore capo di Istanbul che ha chiesto una condanna a 2352 anni di carcere per il rivale politico del dittatore Erdogan, che sogna un nuovo impero ottomano e si fa chiamare “il Sultano”. E chissà se questo Gürlek voleva servire il suo padrone o prenderlo in giro, oppure voleva entrambe le cose, dilettarlo e dileggiarlo alla maniera di Leo Longanesi che si inventò per Mussolini uno slogan da buffone di corte, «il duce ha sempre ragione», che sorprendentemente divenne il primo comandamento del perfetto fascista.
In stile apologetico e satirico, quel paradossale slogan esprimeva la stessa esasperata esagerazione dei 2352 anni di galera, pena inespiabile anche per Dracula e il lupo mannaro. E figuriamoci per il povero sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, che essendo già in prigione dal marzo scorso parte però con un leggero vantaggio, gli rimangono infatti solo 2351 anni e tre mesi. Forse, come accadde a Mussolini che gradì lo spropositato omaggio e lo fece scrivere su tutti i muri d’Italia, anche Erdogan si sente 2352 volte più potente e non 2352 volte più grottesco.
In Italia solo quando il destino cambiò cavallo, i muri traditori divennero irridenti e lo slogan «Mussolini ha sempre ragione» svelò la sua altra faccia di caricatura che, prima, gli italiani non avevano visto. Anche Gürlek, come le buone stoffe di un tempo, ha un rovescio che vale più del dritto e non si è risparmiato nelle iperboli sconclusionate inventando ben 142 beffarde accuse al posto dell’unico delitto che l’imputato ha commesso davvero, e cioè diventare più popolare di Erdogan che solo contro Imamoglu potrebbe perdere le elezioni presidenziali del 2028.
Ekrem Imamoglu (Photo by Ozan KOSE / AFP)
Gürlek ha raccontato le nefandezze del sindaco in un dossier di 4000 pagine che certo sono tragedia, ma prefigurano già la satira che, quando appunto il destino cambierà cavallo, si rivelerà commedia. Infatti il dossier si apre chiamando l’imputato “ la piovra”, che anche in Turchia è la nostra mafia televisiva, il titolo del famoso sceneggiato Rai con la bella faccia di Michele Placido che è stato l’interprete di tutti i demoni italiani.
E però Riina, Provenzano e Messina Denaro sono anime candide rispetto al diavolo Imamoglu. Il sindaco è infatti accusato di corruzione, terrorismo, frode, riciclaggio, manipolazione d’appalti, violazione della Costituzione, furto allo Stato di 21 milioni di euro, spionaggio, associazione a delinquere, abuso di potere… Mancano, per ora, i reati sessuali, l’omicidio, l’abigeato e il borseggio in autobus. Ma sono così i regimi, bisognerà aspettare che il Sultano finisca a testa in giù prima che i turchi vedano in questi numeri quel che vediamo noi e cioè la caricatura di un dittatore, il tiranno capriccioso sino all’infantilismo, il prepotente più dispettoso che vendicativo, un padrone accecato dall’invidia. E dall’altro lato c’è l’eroe del popolo turco. In attesa del processo, è già un martire della libertà.