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Radio Radicale? Mezza porzione e mezza libertà

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Non potendo chiuderla se la sono immaginata dimezzata: si arrangino pure con la metà dei soldi, in fondo se ci sono i mezzibusti perché non dovrebbero esserci le mezzevoci?
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Che Radio Radicale sia un prezioso e fragile bene pubblico, in molti - quasi tutti - lo abbiamo scritto e spiegato così tante volte che quest’ultimo attentato alla sua vita ci ha fatto scappare un «ancora?». E però l’insidia liberticida questa volta ha il sapore nuovo e sperimentale della mezza porzione che forse è il futuro dell’Italia. La famosa convenzione che tiene in vita Radio Radicale è stata prorogata ma dimezzata a sei mesi, e il finanziamento è stato concesso ma dimezzato a 4 milioni.

Il giornalismo è nei guai e anche noi abbiamo i nostri, ma tutti pensiamo che la radio della politica italiana sia troppo amata e troppo rispettata perché Giorgia Meloni e il suo governo si assumano la responsabilità di chiuderla. Rimane dunque probabile che anche quest’ennesima aggressione l…

Che Radio Radicale sia un prezioso e fragile bene pubblico, in molti - quasi tutti - lo abbiamo scritto e spiegato così tante volte che quest’ultimo attentato alla sua vita ci ha fatto scappare un «ancora?». E però l’insidia liberticida questa volta ha il sapore nuovo e sperimentale della mezza porzione che forse è il futuro dell’Italia. La famosa convenzione che tiene in vita Radio Radicale è stata prorogata ma dimezzata a sei mesi, e il finanziamento è stato concesso ma dimezzato a 4 milioni.

Il giornalismo è nei guai e anche noi abbiamo i nostri, ma tutti pensiamo che la radio della politica italiana sia troppo amata e troppo rispettata perché Giorgia Meloni e il suo governo si assumano la responsabilità di chiuderla. Rimane dunque probabile che anche quest’ennesima aggressione liberticida finisca con il salvagente lanciato un minuto prima che il mezzo annegamento diventi intero.

E però nel Paese dove si può avanzare solo retrocedendo rimane la doppiezza del bicchiere mezzo vuoto che è pure mezzo pieno, dell’intero che può essere rimpicciolito, o peggio “tagliato” come il salame che Jacovitti faceva a fette e ogni fetta restava viva. Nella doppiezza all’italiana c’è pure l’inchino al prestigio di Radio Radicale, con l’annuncio del rifinanziamento esibito da Giorgia Meloni, e subito dopo il suo dileggio, il marameo, con il dimezzamento che potrebbe avere per conseguenza la mezza chiusura e dunque l’invenzione della radio a mezzo servizio.

Al governo sanno che persino Conte e i suoi scalmanati si arresero all’unicità di Radio Radicale, al suo essere da 50 anni il vero servizio pubblico, senza pubblicità e senza canzonette, neutrale nella sua parte in convenzione e faziosamente liberale nella sua identità pannelliana. E allora non potendo chiuderla se la sono immaginata dimezzata: si arrangino con la metà dei soldi, potrebbero andare in onda un giorno sì e uno no, oppure solo nel pomeriggio o ancora a singhiozzo in base a quel che accade. Tanto, Pannella e Bordin sono morti, e va bene che la radio ha i suoi vecchi e nuovi campioni che ogni mattina rinnovano il miracolo dell’equilibrio, ma dimezzare, oltre che economia, è scienza di governo, e non potendo affidarla al solito Angelucci, l’editore della casa, vorrebbero costringerla a rinunciare, a ridurre, «questa sì e questa no».

E se ci sono i mezzibusti perché non dovrebbero esserci le mezzevoci? Forse l’esperimento su Radio Radicale serve a vedere l’effetto che fa, perché forse la fenomenologia del dimezzato è un programma politico e la mezza porzione è il futuro dell’Italia, dove già sono dimezzati i due vice premier: mezzo Salvini e mezzo Tajani. Con il premierato, preceduto dalla nuova legge elettorale, Meloni dimezzerebbe tutti e raddoppierebbe sé stessa. La mezza porzione e la doppia porzione misurano la stessa sproporzione. Ma la mezza libertà, di cui qualcuno potrebbe accontentarsi, per Radio Radicale è un’offerta indecente, una mezza furbata da mezza calzetta.

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