“Veleno per topi nel cibo della suocera” è il titolo di una storia di cronaca, avvenuta nel Savonese, che la settimana scorsa avrebbe potuto illustrare sia un giallo di Agatha Christie sia un caso clinico di psicoanalisi che, soprattutto nella sua versione di “psico-banalisi”, associa alla parola “suocera” tutte le diavolerie di Freud. Si va dai suoceri “sosia cattivi” dei propri genitori alla “segreta attrazione”, nascosta nell’inconscio sporcaccione, per la torbida Mrs Robinson e per l’ingenua Miss Robinson, per Katharine Ross e per Anne Bancroft.
E infatti I complessi è il titolo di quel classico a episodi della commedia all’italiana dove solo la suocera si permette di dare del “cretino” e del “disgraziato” al professore moral…
“Veleno per topi nel cibo della suocera” è il titolo di una storia di cronaca, avvenuta nel Savonese, che la settimana scorsa avrebbe potuto illustrare sia un giallo di Agatha Christie sia un caso clinico di psicoanalisi che, soprattutto nella sua versione di “psico-banalisi”, associa alla parola “suocera” tutte le diavolerie di Freud. Si va dai suoceri “sosia cattivi” dei propri genitori alla “segreta attrazione”, nascosta nell’inconscio sporcaccione, per la torbida Mrs Robinson e per l’ingenua Miss Robinson, per Katharine Ross e per Anne Bancroft.
E infatti I complessi è il titolo di quel classico a episodi della commedia all’italiana dove solo la suocera si permette di dare del “cretino” e del “disgraziato” al professore moralista Ugo Tognazzi. Povera suocera. Mai completamente ci liberiamo dello stereotipo popolare che la schiaccia sull’invadenza di “io mammeta e tu”. Persino nel tentato omicidio con il topicida c’è una puntina di diffidenza mentre leggiamo con orrore che la nuora nutriva la suocera invalida con dosi giornaliere di brodifacoum, che è stato infatti ritrovato dai carabinieri «ben nascosto nello stipetto del bagno».
Papa Francesco nell’aprile del 2020 dedicò alla suocera uno dei suoi “monologhi” che rilanciavano, in chiave cristiana, la commedia dell’arte e il teatro goldoniano. È sorprendente riascoltarlo oggi. Accorato, allegro e contraddittorio, smonta il pregiudizio e al tempo stesso lo legittima: «La suocera è un personaggio mitico, non dico che la pensiamo come il diavolo, ma sempre in brutta figura, eh no, è la mamma di tuo marito o la mamma di tua moglie… Guardate bene il rapporto che avete con le vostre suocere, fatele felici, fate che portino avanti la loro vecchiaia con felicità e se hanno qualche difetto che si correggano… Anche a voi suocere dico: state attente con la lingua, perché la lingua è uno dei peccati più brutti delle suocere».
Ecco, adesso, un breve elenco dei casi più recenti. A Bolzano il genero di 43 anni è stato arrestato perché perseguitava la vecchia suocera. A Fregene il delitto delle 34 coltellate del maggio scorso sarebbe stato commesso da Giada, la nuora di 31 anni, che dice però di non ricordare di avere straziato Stefania, la suocera di 58 anni, mentre dormiva. A Pietraperzia il fendente della nuora è stato uno solo, alla gola. A Bologna il famoso oculista dottor Amato ha avuto l’ergastolo anche in appello per avere avvelenato la suocera (e un mese dopo anche la moglie), ma giura di essere innocente e i figli si sono schierati con lui. A Enna la nuora ha usato le forbici e poi, per sfregio, si è persino seduta sul cadavere della suocera.
La cronaca nera, che purtroppo domina l’informazione, si accanisce su storie terribili, intrise di dolore, disperazioni domestiche, versioni demoniache di un tormentone allegro, di un pregiudizio diffuso al punto da immaginare il suocericidio, se non come una fattispecie incriminatrice speciale, quanto meno come un’aggravante.