Anche in Versilia i giornali e le tv misuravano «le temperature opprimenti», «il bollino rosso», «l’ondata di calore» e consigliavano di rinfrescare il corpo, lavorare meno, bere acqua, difendersi con unguenti e spray da zanzare, vespe e conseguenti pensieri cattivi, praticare l’immobilità che è la più riconoscibile caratteristica dei cadaveri. Finché alle 15 del 24 giugno, a Pieve di Camaiore, il muratore di 63 anni, Piero Moriconi, tutto sudato, ha perduto il centro di gravità permanente e, stupendo tutti, ha impugnato il fucile da caccia e ha sparato alla moglie Kathy, 52 anni, e al figlio Mirko di 24 anni. Poi si è rifugiato sul tetto della casa, perché forse c’era più aria, e ha atteso i carabinieri. Le indagini stanno chiarendo i moventi: l’omosessualità del figlio, i soldi, le incomprensioni, che erano frequenti, ma senza violenza. E però nelle zone oscure della mente di Piero Moriconi, dove già friggevano i suoi pensieri omofobi, che ruolo hanno avuto il caldo e l’afa?
Si sa c…
Anche in Versilia i giornali e le tv misuravano «le temperature opprimenti», «il bollino rosso», «l’ondata di calore» e consigliavano di rinfrescare il corpo, lavorare meno, bere acqua, difendersi con unguenti e spray da zanzare, vespe e conseguenti pensieri cattivi, praticare l’immobilità che è la più riconoscibile caratteristica dei cadaveri. Finché alle 15 del 24 giugno, a Pieve di Camaiore, il muratore di 63 anni, Piero Moriconi, tutto sudato, ha perduto il centro di gravità permanente e, stupendo tutti, ha impugnato il fucile da caccia e ha sparato alla moglie Kathy, 52 anni, e al figlio Mirko di 24 anni. Poi si è rifugiato sul tetto della casa, perché forse c’era più aria, e ha atteso i carabinieri. Le indagini stanno chiarendo i moventi: l’omosessualità del figlio, i soldi, le incomprensioni, che erano frequenti, ma senza violenza. E però nelle zone oscure della mente di Piero Moriconi, dove già friggevano i suoi pensieri omofobi, che ruolo hanno avuto il caldo e l’afa?
Si sa che il chiodo fisso dei professori di cronaca nera è che per ogni delitto ci sia un “vero” colpevole sociale o culturale: l’omofobia, l’etnia, la città, il quartiere, la classe sociale, il mestiere, il patriarcato. E il caldo? Quanto hanno influito i 38 gradi di venerdì a scatenare a Roma la furia che col machete ha sterminato un’intera famiglia, bambina compresa? Perché non ci sono il caldo e il sole nel codice penale, se ogni anno le statistiche confermano che in estate, oltre ai furti negli appartamenti vuoti (soli delitti ancora “sani”), aumentano le violenze domestiche e di genere, gli omicidi tra parenti, amici e vicini di casa, e anche gli incidenti stradali, come quelli, nello stesso caldissimo venerdì scorso - il black friday della cronaca - a Foggia, a Padova e a Milano? In Diritto si chiama “scriminante”, una causa di giustificazione non codificata e forse non codificabile. Eppure, caldo e sole sono disgrazie nazionali e rischi ambientali, come frane, alluvioni e terremoti.
E andrà sempre peggio, il mondo diventerà più caldo e capisco che nel cambiamento climatico si siano insediati gli apocalittici, quelli dell’estate eterna, dell’umanità bagnata e arrostita tra deserti di sabbia e ghiacci perenni, ma sono meglio loro dei negazionisti che mai se la bevono. La verità è che la fine della “bella estate” segnala, con il cambiamento d’epoca, un uomo “nuovo” che dovrà ridisegnare anche l’atlante delle sue emozioni. E buttare via la letteratura dell’estate, da D’Annunzio aPavese alle “vacanze favolose e ragazze deliziose” di Arbasino, spegnere il sapore di sale di Paoli e l’azzurro di Conte, i “divertimentifici” di Tondelli, l’Adriatico di Fellini e il cinema dell’ormone estivo, l’irresistibile “cornutina” che ha perso la forza di accendere i sensi di luglio e di agosto, prova definitiva e dolorosa che è nemico della Terra quel Sole da cui la Terra è nata, attorno a cui gira e dove andrà a morire.