La prima cosa bella di lunedì 26 settembre 2022 è la giusta espressione con cui si dovrebbe lasciare un luogo dove si è stati per un certo tempo felici. Va detto che mentre scrivo mi debbo sforzare per rispettare il titolo della rubrica, ma ci si prova, e poi chissà.
Dunque l'altro giorno, mentre rientravo dalla piscina, sono passato davanti a un'area cani, il rettangolo recintato in cui li si porta a giocare. In quel momento una signora ne usciva conducendo via al guinzaglio un cucciolo. Il cane la seguiva, ma la sua testa era girata all'indietro, lo sguardo trasmetteva una sensazione di rimpianto.
Pensava evidentemente che il tempo della sua contentezza fosse finito, forse che non l'aveva sfruttato abbastanza e chissà quando sarebbe tornato. Ho pensato che quello sarebbe il modo peggiore di uscire dall'area umani: con l'impressione o la certezza di non aver fatto, dato, ricevuto abbastanza.
È solo una pausa nell'eternità, questa, ma bisognerebbe viverla in modo da andarsene, come Giobbe, sazi d'anni, riposandosi infine dal peso della felicità e dalla grandezza dei miracoli.