La prima cosa bella di martedì 11 luglio 2023 sono i figli di Sting a cui il padre ha promesso di non lasciare nulla evitando liti, beghe legali, discussioni su lasciti per altri, tradimenti di volontà. A prima vista stanno meglio i figli che ereditano aziende, capitali, partecipazioni azionarie, destini perfino politici. Ma bisognerebbe guardare meglio.
Quando si contesta l’ossessione del possesso e dell’accumulazione viene invocato l’argomento altruistico: non lo si fa per sé, ma per qualcun altro. Di solito: per i figli. L’Italia è stata ed è in parte ancora una Repubblica fondata sui figli. Si mantengono generazioni di disoccupati . I genitori accumulano come formiche per sfamare il lungo inverno scontento delle loro formichine. Danno un alibi a sé stessi, ma soprattutto lo danno a loro: mal che vada si eredita.
Non ho mai particolarmente amato Sting come cantante, ma l’ho adorato quando ha detto: “Non lascerò un centesimo ai miei figli, debbono contare sui loro meriti e non sui miei soldi e lo sanno”. I figli di Sting sono un nuovo prototipo a cui ispirarsi. Il loro antenato è l’attore Roberto Benigni quando, premiato all’Oscar, disse: “Ringrazio i miei genitori per avermi fatto il dono della miseria”. Pochi capirono, ma era il riconoscimento di un atto d’amore: non dare possessi, ma affetto, stimoli, fiducia. Libertà. Per questo la quota disponibile nel testamento andrebbe aumentata. Opponetevi pure alle seconde nozze dell’amato padre, ma ammettetelo, la sua ultima signora (o no) avrà faticato molto più di voi.