La scuola siamo noi

La riforma delle specializzazioni di Medicina

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Cambia la formazione dei giovani medici. Già a partire da questo anno accademico sarà accorciato di un anno il percorso in trenta scuole di specializzazione medica e, al termine del percorso formativo, i giovani medici saranno chiamati a un esame nazionale di certificazione per ogni singola specialità: attesterà la preparazione.

Il decreto di riforma delle specializzazioni mediche è vicino alla sua approvazione definitiva dopo il via libera del Consiglio superiore di sanità. E regala novità anche sul fronte della formazione sul campo: i neo-medici potranno essere impegnati in corsia negli ospedali del territorio e non solo nei policlinici universitari.
Andrea Lenzi, presidente del Consiglio universitario nazionale, nonché presidente della V sezione del Consiglio superiore di sanità, spiega: "Sul decreto di riordino è attesa, a giorni, la firma da parte dei ministri dell'Università e della Salute". I risparmi che si otterranno dalla riforma, rileva Lenzi, "serviranno ad aumentare il numero delle borse per le scuole di specializzazione, oggi cinquemila a fronte dei diecimila laureati in Medicina ogni anno".

L'accorciamento della durata delle scuole risponde a esigenze di risparmio e a esigenze di sincronizzazione con l'Europa. "Riduciamo la cilindrata", dice Lenzi, "aumentiamo i cavalli motore". Saranno accorpate alcune delle scuole e due saranno eliminate: Medicina aerospaziale e Neurofisiopatologia. In totale, le scuole passeranno dalle attuali 57 a 50 e per trenta il percorso sarà accorciato di un anno: Psichiatria passerà da 5 a 4 anni, Chirurgia da 6 a 5 anni. Al termine, vi sarà un esame nazionale per tipologia medica, una sorta di "certificazione nazionale di qualità".

I rettori temono che, su spinta delle Regioni, la formazione sarà fatta solo negli ospedali con l'obiettivo di andare a coprire i buchi di personale. "Lo specializzando non può essere il surrogato per le carenze di personale nelle Asl".