La storia

Quella carezza di Wilkinson
anche il rugby ha un cuore

Un gesto in campo del più grande campione inglese ad un ragazzo di venti anniche non era riuscito a bloccare uno dei suoi famosi calci VIDEO
di MASSIMO CALANDRI

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Ci voleva una carezza per commuovere il mondo del rugby, e scrivere una delle pagine più vibranti, empatiche, esemplari nella storia di questo sport. Una carezza, una piccola pacca sulle spalle. Che prima ha commosso e inorgoglito il Tempio di Twickenham, poi tutto l'universo ovale. La carezza di un campione, il più grande di tutti: Jonny Wilkinson, uno che da più di vent'anni scrive poesie con il pretesto di una palla bislunga. L'episodio è di domenica pomeriggio, ma da allora i giornali britannici e francesi non smettono di raccontarlo: minuto 73 e 15 secondi, semifinale di Heinken Cup (la Champions ovale) tra i Saracens di Londra e i francesi del Tolone. Partita di un intensità e di un equilibrio incredibili, gestita con attenzione dai due rispettivi mediani di apertura in quello che idealmente doveva rappresentare un passaggio di consegne: da una parte Sua Maestà Wilko, appunto, l'autore del drop decisivo che nei tempi supplementari  -  era il 2007, in Australia - regalò il Mondiale all'Inghilterra, da quattro stagioni emigrato nel Midi; dall'altra Owen Farrell, vent'anni di classe purissima, benedetto successore del primo alla regìa del XV della Rosa. Succede che gli occitani, in leggero vantaggio sui padroni di casa, vincano un raggruppamento ed affidino l'ovale al loro numero 10, pare una supplica: 

Wilkinson scarta all'improvviso sulla sinistra, da quasi quaranta metri lo calcia di rimbalzo. Il giovane Farrell, che gli era già addosso e per un solo  -  decisivo  -  istante si è visto sfuggire il suo avversario diretto, l'insegue come un mastino e lo scaraventa sull'erba, quasi un placcaggio da frustrazione al vecchio, cocciuto maestro che non s'arrende. Ecco: quello è il momento. Quasi avvinghiati a terra, i due biondi eroi inglesi restano incantati ad osservare la parabola del pallone. Che va su in alto e non smette di girare su sé stesso. Il tutto dura un secondo al massimo, invece sembra un secolo. La traiettoria dell'ovale è perfettamente in mezzo ai pali. Owen abbassa il capo. Sconfitto. Allora Jonny si rivolge al suo successore e  -  prima che i compagni lo sommergano d'abbracci  -  per due volte gli batte la mano sulla spalla. Con amicizia, rispetto, comprensione. Sembra la carezza di un padre, di un fratello maggiore. Vince il Tolone 24 a 12 e vola in finale, affronterà il Clermont.

Tutti i punti francesi  -  7 calci di punizione, un drop  -  sono firmati da Wilko. Che compirà 34 anni tra meno di un mese, e da quando era bambino per quasi due ore prende un ovale a pedate  -  "Una volta ho provato a contare i calci che ho tirato al pallone. Un milione, almeno"  -  ogni giorno. Anche se ha battutto tutti i record del mondo e vinto tutto quello che si poteva vincere. O forse, proprio per quello. Genio e regolatezza. Warren Gatland non lo ha convocato per la tournée australe dei Lions, la selezione dei migliori atleti britannici e irlandesi. Giocherà il ragazzino, Owen Farrel. Non importa. C'è ancora tempo per scrivere poesie, con una palla bislunga.