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Nordio nel Paese dei Campanelli. Pranzo estivo coi parenti (poveri)

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio

 (ansa)
Posta e risposta di martedì 18 luglio 2023
2 minuti di lettura

Caro Merlo, è chiaro il gioco delle parti fra il ministro Nordio e la premier Meloni: lui fa i lanci di riforme, tutte contro i suoi ex colleghi magistrati, lei “vede di nascosto l’effetto che fa”, annota la mala parata e ripiega dicendo «ci sono altre priorità». Lui, obbediente, «questa riforma non è in programma», rientra e prepara la prossima sceneggiata.

Pasquale Regano — Andria

Entrato in scena come il grande liberale mangiafuoco, Carlo Nordio è stato ridotto al ruolo comico e tuttavia drammatico dello spaccamondo che però “non ce la fa”, una classica tipizzazione del teatro italiano di Operetta: in Cin Ci La Nordio è il principe Ciclamino che, costretto a una perenne attesa di ballare, “morde, rosicchia, divora”. E nel “Paese dei Campanelli” Nordio è il marinaio La Gaffe che spavaldamente vuol sempre suonare (tutti): “Balla la Giava, boccuccia di baci / gira, rigira, sorridimi e taci / Quando non parli, boccuccia di rose, / che dolci cose tacendo sai dir”.

Caro Merlo, fuor…

Caro Merlo, è chiaro il gioco delle parti fra il ministro Nordio e la premier Meloni: lui fa i lanci di riforme, tutte contro i suoi ex colleghi magistrati, lei “vede di nascosto l’effetto che fa”, annota la mala parata e ripiega dicendo «ci sono altre priorità». Lui, obbediente, «questa riforma non è in programma», rientra e prepara la prossima sceneggiata.

Pasquale Regano — Andria

Entrato in scena come il grande liberale mangiafuoco, Carlo Nordio è stato ridotto al ruolo comico e tuttavia drammatico dello spaccamondo che però “non ce la fa”, una classica tipizzazione del teatro italiano di Operetta: in Cin Ci La Nordio è il principe Ciclamino che, costretto a una perenne attesa di ballare, “morde, rosicchia, divora”. E nel “Paese dei Campanelli” Nordio è il marinaio La Gaffe che spavaldamente vuol sempre suonare (tutti): “Balla la Giava, boccuccia di baci / gira, rigira, sorridimi e taci / Quando non parli, boccuccia di rose, / che dolci cose tacendo sai dir”.

Caro Merlo, fuori da ogni cinismo, ora che è estate vorrei segnalare il grande problema delle rimpatriate nei paeselli nativi o aviti con i parenti (ahimè poveri): abbuffate di pasta e problemi veri, drammi e baci disperati. Mi è toccato domenica scorsa: un incubo. E sono tutti meloniani. Perché?

M. C. — Caserta

L’abbuffata estiva coi parenti è un classico della disperazione italiana e “la disperazione è fascista” scrisse Giuseppe Antonio Borgese.

Caro Merlo, vorrei rivolgere un appello a Michelangelo Pistoletto. Il Maestro della pace preventiva paghi le spese legali al senza fissa dimora autore del rogo della sua Venere degli stracci. Sarebbe un bel gesto.

Giovanna Francesconi — Santiago

Se il clochard napoletano avesse occupato una casa o rubato un portafogli, o un pasto, persino un pacco di sigari, condividerei la sua generosità solidale e invocherei per lui un avvocato di strada, meglio se pagato dalla vittima. Ma un clochard che ha bruciato un’istallazione artistica di Pistoletto non merita d’essere difeso, ma curato. A meno che non sia un dissacratore in bolletta, un artista distruttore e distrutto come l’Erostrato di Sartre, un clochard futurista, di quelli che piacciono al mezzo fascista Sangiuliano, un angelo sterminatore di chiari di luna, insomma un Duchamp povero o un Pistoletto affamato.

Caro Merlo, rileggo Milan Kundera e nel “Valzer degli addii” il personaggio Jakub, in cui potrebbe riconoscersi l’autore — anche se ha sempre smentito — dice una cosa terribile: “Non esiste uomo al mondo che non sia capace, a cuore relativamente leggero, di mandare a morte un proprio simile”. Siamo nella Cecoslovacchia sovietizzata, ma la frase assume una sua universalità che non mi trova d’accordo.

Prof. Massimiliano Capodacqua — Avezzano

Rilegga anche Delitti esemplari, il piccolo capolavoro di Max Aub (Sellerio). Racconta, con 87 rei confessi, la gratuità della violenza, l’omicidio per mancanza di ragioni, ci descrive tutti come i discoli di Collodi: “Mi metteva gli ossi delle ciliegie nella tasca”, “mi allargava il buco del grembiule”. Liberati dal peso del senso di colpa, siamo tutti, come scrive Kundera, pronti all’insensatezza del male.

Caro Merlo, anche il bravo, effervescente Nicola Lagioia, durante la presentazione di un suo libro, ha parlato di «cifra stilistica». Che facciamo?

Stefano Mastandrea — Roma

Ghigliottiniamo.


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