Lampedusa, la passerella di Conte Il finto inglese della pubblicità
Sbarchi a Lampedusa
(agf)Caro Merlo, da bambina passavo le estati nella mia bellissima Lampedusa, che offriva allora la libertà e oggi offre la reclusione. Quando cominciarono le sofferenze dicevo, con amore, di essere lampedusana. Finché non lo sentii dire a Berlusconi. Conosco l’animo orgoglioso e scettico dei lampedusani, so cosa pensano, dopo tanti anni, delle passerelle, soprattutto dei politici, ma anche degli artisti e degli scrittori strappalacrime. Senza arrogarmi il diritto di interpretarne il pensiero sono certa che in massa firmerebbero un appello manifesto: “Per favore, non venite più a Lampedusa”.
Marietta Camuglia — Rovereto
Da troppi anni Lampedusa è il palcoscenico della nomenklatura più scaltra, truce e goffa, che si butta sulle disgrazie quando sente di essere in disgrazia. Infatti adesso il più lesto è stato Giuseppe Conte, poveretto. Con la maglietta scura, l’orologio d’oro e i capelli tinti è andato pure a pranzo in una famiglia di “indigeni”, più imbonitore dello stesso Berlusconi che, …
Caro Merlo, da bambina passavo le estati nella mia bellissima Lampedusa, che offriva allora la libertà e oggi offre la reclusione. Quando cominciarono le sofferenze dicevo, con amore, di essere lampedusana. Finché non lo sentii dire a Berlusconi. Conosco l’animo orgoglioso e scettico dei lampedusani, so cosa pensano, dopo tanti anni, delle passerelle, soprattutto dei politici, ma anche degli artisti e degli scrittori strappalacrime. Senza arrogarmi il diritto di interpretarne il pensiero sono certa che in massa firmerebbero un appello manifesto: “Per favore, non venite più a Lampedusa”.
Marietta Camuglia — Rovereto
Da troppi anni Lampedusa è il palcoscenico della nomenklatura più scaltra, truce e goffa, che si butta sulle disgrazie quando sente di essere in disgrazia. Infatti adesso il più lesto è stato Giuseppe Conte, poveretto. Con la maglietta scura, l’orologio d’oro e i capelli tinti è andato pure a pranzo in una famiglia di “indigeni”, più imbonitore dello stesso Berlusconi che, è vero, “sono lampedusano” disse, scimmiottando Kennedy a Berlino, e promise “il colore come a Portofino”, il Nobel per la Pace, il campo da golf, il casinò, soldi europei e corrimano, vasi di fiori, niente più tasse, una scuola, investimenti turistici, trasmissioni promozionali di Rai e Mediaset. Ma almeno una villa sull’isola la comprò davvero. Conte, che da presidente del Consiglio, firmò, con fierezza, l’orribile, famigerato decreto Salvini, non ha fatto di Lampedusa il suo solenne teatro espiatorio, chiedendo scusa agli immigrati e agli italiani, ma si è permesso di rimproverare il Pd che “ha praticato l’accoglienza indiscriminata” in tutti i governi dove è stato, dimenticando che uno lo ha presieduto lui. Ha detto: “noi siamo la terza via”. Nella sua lingua quasica la terza via si aggiunge a “l’humus per avere una stella polare”, “l’interlocuzione”, “ il pretermesso”, il “tono dialogico”, “la caducazione” e “la soggettivizzazione del conflitto”. “Salvo intese”.
Caro Merlo, tra le piccole cose che fanno innervosire ci metto la pronuncia all’italiana delle parole straniere, omettendo, per esempio, la ‘acca’ iniziale di ‘Hemingway’ o ‘Haarlem’. Ancora peggio, pronunciare come fossero inglesi degli accrocchi di sillabe che scimmiottano i fonemi di quella lingua. Perché mai dovremmo pronunciare ‘verisure’ (vedi l’imperversante pubblicità di dispositivi di sicurezza) come se fossero le due parole inglesi ‘very’ e ‘sure’? ? Forse che il prodotto ne viene nobilitato?
Luisa Comencini — Milano
No, e se è finto l’inglese perché dovrebbe essere vero tutto il resto? Canta Celentano: Prisencolinensinainciusol ol rait.
Caro Merlo, mala tempora currunt sed peiora parantur.
Giorgio Comandini
Dal pessimismo latino allo scetticismo siciliano: bellu tempu e malu tempu non duranu tuttu u tempu.
Caro Merlo, “Mussolini uomo della Provvidenza” (Pio XI). “Putin un dono del Signore” (Silvio Berlusconi). “Orbán un esempio” (Giorgia Meloni). “Ho detto tutto” (Peppino De Filippo).
Leonardo Sestopassi — Napoli.
Momenti fatali: credevano di dire una cosa seria e ne dicevano invece una comica.
Caro Merlo, propongo per la ghigliottina l’acronimo Cpr (centro permanenza rimpatrio). È lo stesso del servizio militare: “camera di punizione di rigore”.
Stefano Mazzanti — Casalguidi (Pistoia)
È orribile la cosa ed è orribile la parola: ghigliottina respinta.