Il giornalismo è “andare a vedere”. Le manifestazioni contro Israele
di Francesco MerloEsplosioni a Gaza
(afp)
Caro Merlo, ho molto apprezzato il reportage del Direttore del suo giornale, Maurizio Molinari, che da esperto inviato è ritornato in Israele per raccontarci la realtà, il dolore e le paure a seguito dell’attacco dei terroristi di Hamas. Apprezzo anche il racconto che giornalmente ci propone Sami al-Ajrami su quanto accade nella striscia di Gaza. Sono testimonianze toccanti, vissute direttamente, senza alcuna mediazione di luogo e di tempo. Invece, altri giornali e altri giornalisti raccontano la storia di Israele o scrivono editoriali, perché sono Direttori – noblessse oblige - e non perché sono esperti, immersi nel comfort delle loro stanze di fatica. Girano il mondo ma nella carta geografica.
Vito Mangano – Roma
Emilio Cecchi e poi Montanelli, ma anche Alberto Cavallari e Sciascia, Bocca e Pansa si auguravano che “il giornalismo dell’andare a vedere”, - la testimonianza diretta - fosse vestito e alimentato dal giornalismo dello “stare a sedere”, vale a dire dallo studio. Adesso, la s…
Caro Merlo, ho molto apprezzato il reportage del Direttore del suo giornale, Maurizio Molinari, che da esperto inviato è ritornato in Israele per raccontarci la realtà, il dolore e le paure a seguito dell’attacco dei terroristi di Hamas. Apprezzo anche il racconto che giornalmente ci propone Sami al-Ajrami su quanto accade nella striscia di Gaza. Sono testimonianze toccanti, vissute direttamente, senza alcuna mediazione di luogo e di tempo. Invece, altri giornali e altri giornalisti raccontano la storia di Israele o scrivono editoriali, perché sono Direttori – noblessse oblige - e non perché sono esperti, immersi nel comfort delle loro stanze di fatica. Girano il mondo ma nella carta geografica.
Vito Mangano – Roma
Emilio Cecchi e poi Montanelli, ma anche Alberto Cavallari e Sciascia, Bocca e Pansa si auguravano che “il giornalismo dell’andare a vedere”, - la testimonianza diretta - fosse vestito e alimentato dal giornalismo dello “stare a sedere”, vale a dire dallo studio. Adesso, la situazione si è rovesciata. In Italia sono pochi, e diventano sempre meno, i giornalisti che “vanno a vedere” e sono invece molti, e diventano sempre di più, i giornalisti che “stanno a sedere”. Insomma, oggi il giornalista italiano è un uomo che sta fermo. E’ una paradossale deriva per una professione che rimane fondata sull’andare a vedere.
Caro Merlo, i funzionari europei sono circa 32.000 (fonte Eu), 850 hanno firmato una lettera per distanziarsi dalla posizione (sacrosanta) di Ursula von der Leyen: sono il 2% e quindi non rappresentativi di niente e di nessuno, solo di se stessi. Utili idioti che non si rendono conto che, se vincessero queste organizzazioni, loro non potrebbero più firmare proprio un bel niente. E’ mai possibile che non si capisca, a tutti i livelli, che Hamas, Hezbollah, islamic jihad, sono estremisti che vogliono distruggere non solo Israele, ma tutti noi, cittadini che viviamo in democrazie? Da una parte i giovani, le donne, manifestano per sostenere “Donna, Vita,Libertà”, e poi, il giorno dopo, manifestano per …i palestinesi , ma in realtà sostenendo Hamas e soci, finanziati dall’Iran per distruggere Israele. Che coerenza! La popolazione palestinese dovrebbe essere la prima a ribellarsi ad Hamas, se non lo fa probabilmente è perché Hamas la tiene sotto scacco o altrimenti perché la popolazione ritiene Hamas legittima. In entrambi i casi, Israele può e deve attaccare per distruggere Hamas. Mors tua vita mea.
Letizia Cosentino
Le manifestazioni pro Hamas sono lo scandalo del mondo occidentale. Gli israeliani, aggrediti e straziati dai terroristi di Hamas con la stessa ferocia dei nazisti e con la stessa loro determinazione da soluzione finale, vengono oltraggiati, nelle piazze degli Stati Uniti e dell’Europa, come se fossero i carnefici e non le vittime. Si celebrano, nel giorno della memoria, le vittime della Shoa, gli ebrei di ieri, ma si inneggia all’ odio contro Israele, gli ebrei di oggi, colpevoli di tutto perché all’origine di tutto. E si arriva al punto di vestire Anna Frank con la kefiah palestinese, dopo avere usata, negli stadi italiani, per offendere i tifosi della squadra avversaria: “Anna Frank tifa Lazio”, “Laziale ebreo”.
Caro Merlo, ghigliottina per “anch’io sono umana” (il sottinteso è: “io che sembro d’acciaio”).
Gigliola Amerini - Prato
“Com’è umana lei”, rispondeva Fracchia. Ghigliottina