La custodia di Pasolini. L’innocenza delle metafore
di Francesco MerloZerocalcare ha disertao Luccacomics
(ansa)Caro Merlo, un professore mascalzone a Stanford ha imposto agli studenti ebrei di mettersi in un angolo faccia al muro per capire “ciò che sentono ogni giorno i palestinesi”. Ad Harvard gli studenti ebrei vanno in gruppo, per fronteggiare meglio agguati e pestaggi. Hanno colpito la sinagoga di Berlino e sono arrivati a minacciare il Memoriale della Shoah. Vandalizzata una sinagoga in Turchia agitando stendardi “Free Palestine”. In Tunisia hanno tentato di incendiare una sinagoga, dopo aver strappato alcune pagine della Torah. A Roma un corteo grida “fuori i sionisti da Roma”, (e chi saranno mai). A Barcellona hanno assaltato un albergo di proprietà di un ebreo. A Bologna un cartello dice agli ebrei: “Rivedrete Hitler all’inferno”. A Sidney si grida “Gas the Jews”. Nella metropolitana di New York c’è scritto “Kill the Jews”, a Milano si grida in arabo “Apriteci i confini così possiamo uccidere gli ebrei”. A Seul durante una manifestazione pro Hamas si inneggia alla “soluzione finale”. …
Caro Merlo, un professore mascalzone a Stanford ha imposto agli studenti ebrei di mettersi in un angolo faccia al muro per capire “ciò che sentono ogni giorno i palestinesi”. Ad Harvard gli studenti ebrei vanno in gruppo, per fronteggiare meglio agguati e pestaggi. Hanno colpito la sinagoga di Berlino e sono arrivati a minacciare il Memoriale della Shoah. Vandalizzata una sinagoga in Turchia agitando stendardi “Free Palestine”. In Tunisia hanno tentato di incendiare una sinagoga, dopo aver strappato alcune pagine della Torah. A Roma un corteo grida “fuori i sionisti da Roma”, (e chi saranno mai). A Barcellona hanno assaltato un albergo di proprietà di un ebreo. A Bologna un cartello dice agli ebrei: “Rivedrete Hitler all’inferno”. A Sidney si grida “Gas the Jews”. Nella metropolitana di New York c’è scritto “Kill the Jews”, a Milano si grida in arabo “Apriteci i confini così possiamo uccidere gli ebrei”. A Seul durante una manifestazione pro Hamas si inneggia alla “soluzione finale”. A Londra e in Germania viene vivamente consigliato agli ebrei di non indossare la kippah.
Davide Fent – Como
Vedo che ha saltato la Francia, dove il governo ha contato 857 episodi. In Occidente la condanna di questi reati ispirati all’odio antisemita è spesso “di maniera”, mentre, al contrario, è “genuina” l’apologia di Hamas, che pure incarna l’antico demone della soluzione finale.
Caro Merlo, un tg ha detto: la famiglia di PPP vuole riaprire le indagini sulla sua morte: quale famiglia ?
Margherita Smeraldi – Venezia
Il cugino Nico Naldini, che era l’erede spirituale e l’esegeta delle sue opere, è morto due anni fa L’ erede materiale è la cugina Graziella Chiarcossi, che visse con Pasolini e la madre Susanna Colussi per 13 anni, dal suo arrivo a Roma nel 1962 fino alla morte. Detiene i diritti e da 40 anni cura le opere, custodisce il ricco archivio, ne promuove lo studio. E lo fa benissimo, senza la pretesa, che pure è tipica del familismo italiano, di possedere la verità su Pasolini e dunque di correggere, premiare o rettificare a protezione della chiave di lettura “giusta”.
Caro Merlo, non sono certo l’unica a notare l’impoverimento dell’uso della nostra bella lingua, ricca di sinonimi. Ad esempio, vorrei sapere perché un panorama è sempre “mozzafiato”, perché il carattere di una persona, specialmente se defunta, è sempre “solare”, perché il dolore o la partecipazione delle autorità è sempre “cordoglio”, perché i politici, se attaccati, debbano sempre “fare quadrato”; e potrei continuare. Se vuole, ne scelga una per la ghigliottina. In difesa della varietà e abbondanza degli aggettivi e delle locuzioni di cui possiamo disporre.
Carla Levi Sandri
Alcune le avevamo già ghigliottinate, ma sono brutte teste che ricrescono. E la ringrazio perché lei ha spiegato molto bene il senso del nostro gioco in difesa delle metafore e dei paradossi, ma contro i tic linguistici. Pensi che qualcuno ci rimprovera per l’uso della parola “ghigliottina”, che “è uno strumento di morte”. In metafora, la ghigliottina non è ferocia ma ironia. Quando Pasolini non vide più le lucciole non si rivolse al Wwf. Allo stesso modo, avvisare Giorgia Meloni che la grande riforma rischia di diventare la sua Waterloo non significa augurarle la carneficina del 1815. E dire a Zerocalcare che non sa di somigliare ad Hamas non è iscriverlo nella setta dei terroristi.