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Cortellesi, quasi controcorrente. Costa, l’omonimia ed Enzo Tortora

Posta e risposta di martedì 14 novembre 2023
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Caro Merlo, oso un parere controcorrente. Ho trovato assai deludente il decantato “C’è ancora domani”. L’intenzione è ammirevole, ma la realizzazione lascia a desiderare, a cominciare dalla sceneggiatura, grande assente nella cinematografia italiana. L’imitazione del neorealismo, spinta fino all’uso ridicolo del formato 4/3, che alcuni hanno giudicato sottilmente ironica, a me è parsa banale e di maniera, non in sintonia con il finale che ovviamente non è ironico. Nello stile narrativo prescelto, la violenza maschile, tutt’a un tratto trasformata in una danza simbolica, stona come un’intrusione ingiustificata. Insomma, è un brutto film che tuttavia, nel finale, è riuscito a commuovermi, contro la mia volontà.

Carlo Alberto Pinelli (docente di cinema) Suor Orsola Benincasa — Napoli

Penso che, da sola, la commozione, per lei, valga il film. Sedotto dal grande successo e senza alcun interesse per il formato 4/3, io però non ho pianto.

Caro Merlo, l’inchiesta su Costa, primo ministro por…

Caro Merlo, oso un parere controcorrente. Ho trovato assai deludente il decantato “C’è ancora domani”. L’intenzione è ammirevole, ma la realizzazione lascia a desiderare, a cominciare dalla sceneggiatura, grande assente nella cinematografia italiana. L’imitazione del neorealismo, spinta fino all’uso ridicolo del formato 4/3, che alcuni hanno giudicato sottilmente ironica, a me è parsa banale e di maniera, non in sintonia con il finale che ovviamente non è ironico. Nello stile narrativo prescelto, la violenza maschile, tutt’a un tratto trasformata in una danza simbolica, stona come un’intrusione ingiustificata. Insomma, è un brutto film che tuttavia, nel finale, è riuscito a commuovermi, contro la mia volontà.

Carlo Alberto Pinelli (docente di cinema) Suor Orsola Benincasa — Napoli

Penso che, da sola, la commozione, per lei, valga il film. Sedotto dal grande successo e senza alcun interesse per il formato 4/3, io però non ho pianto.

Caro Merlo, l’inchiesta su Costa, primo ministro portoghese, si è conclusa prima di iniziare: un caso di omonimia, con tante scuse. Per noi italiani le sue dimissioni senza motivo sono ai limiti della follia, ma non è così in una democrazia compiuta. Anche da questi comportamenti capiamo come mai il Portogallo sia diventato, in Europa, il Paese dei miracoli.

Stefano Bortoli — Lucca

Il terribile confronto con l’Italia, che non è stato fatto, riguarda l’uso giudiziario dell’omonimia. Come si sa, Enzo Tortora fu perseguitato dentro un’inchiesta-monstre con ben 216 errori di persona. I giudici (non solo i pm) si accanirono sugli errori perché, come disse il pm Marmo: «Lo sappiamo tutti, purtroppo, che se cade la posizione di Enzo Tortora si scredita tutta l’istruttoria». E realizzarono «il più grande esempio di macelleria giudiziaria del nostro Paese» (Giorgio Bocca). Come disse la sua ultima compagna Francesca Scopelliti a Carlo Verdelli che, tra le tante ricostruzioni del caso, ha firmato per Repubblica la più rigorosa e al tempo stesso la più avvincente: «Enzo ha voluto farsi cremare insieme ai suoi occhiali, quelli che gli servivano per leggere e che perdeva di continuo, e a una copia della Storia della colonna infame con la prefazione di Sciascia, di cui era amico. Era venuto a trovarlo pochi giorni prima della fine. Ne scrisse subito dopo sul Corriere della sera, confidando parte di quello che Enzo gli aveva detto: speriamo che il mio sacrificio sia servito a questo Paese, e che la mia non sia un’illusione». Sicuramente è servito. Al Portogallo.

Caro Merlo, la correggo: in realtà Franco Battiato si fece tentare dalla politica. Nel 1976, candidato radicale, non fu eletto. In Sicilia fu assessore a Turismo e Spettacolo da novembre 2012 a marzo 2013, ma il 26 marzo 2013 pronunciò nel Parlamento europeo la frase sulle troie: «Queste troie che si trovano in Parlamento farebbero qualsiasi cosa. È inaccettabile, sarebbe meglio che aprissero un casino». Fu escluso dalla giunta siciliana e finì così la sua “carriera” politica.

Ivano Rebustini — Brescia

Le brevi esperienze politiche di Battiato non mi parevano significative nel contesto della somiglianza tra le metafore “spirituali” usate dall’artista, “il cammello nella grondaia”, e quelle spiritose del politico Bersani: “la mucca in corridoio”. Ma lei ha ragione, avrei dovuto evocare anche l’altra metafora: “le troie in Parlamento”.


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