Gud, il giornale unico della destra. Ferragni, gli artisti e la beneficenza
di Francesco MerloCaro Merlo, quando pochi giorni fa uscì la notizia del rinvio a giudizio per moglie e suocera del deputato Soumahoro (fondi stornati, acquisti di borsette e vestiti firmati, alloggi in alberghi 5 stelle e ristoranti stellati), nel Gud (giornale unico di destra) era tutto uno sfruculiare in particolari. Dopo la condanna del cardinal Becciu, in teoria la stessa solfa (fondi stornati, acquisti di borsette e vestiti firmati, eccetera), nel Gud non c’era manco un trafiletto. Forse viene da dar ragione alla dama bianca, Cecilia Marogna, quando dice “gli acquisti? Bisogna vedere a chi poi sono stati regalati quegli oggetti”, oppure quando, dalle esclusive terme, scrive: “Sentirsi a casa, il mio Paradiso”, forse di questioni teologiche stava parlando. Forse. Ma il Gud?
Luca Cardinalini- Marsciano (Perugia)
Al Gud va aggiunta la Tud, la televisione unica di destra, che persino meglio del Gud sa difendere il cardinale condannato per corruzione e peculato, come ha dimostrato Bruno Vespa.
Caro Merlo, quando pochi giorni fa uscì la notizia del rinvio a giudizio per moglie e suocera del deputato Soumahoro (fondi stornati, acquisti di borsette e vestiti firmati, alloggi in alberghi 5 stelle e ristoranti stellati), nel Gud (giornale unico di destra) era tutto uno sfruculiare in particolari. Dopo la condanna del cardinal Becciu, in teoria la stessa solfa (fondi stornati, acquisti di borsette e vestiti firmati, eccetera), nel Gud non c’era manco un trafiletto. Forse viene da dar ragione alla dama bianca, Cecilia Marogna, quando dice “gli acquisti? Bisogna vedere a chi poi sono stati regalati quegli oggetti”, oppure quando, dalle esclusive terme, scrive: “Sentirsi a casa, il mio Paradiso”, forse di questioni teologiche stava parlando. Forse. Ma il Gud?
Luca Cardinalini- Marsciano (Perugia)
Al Gud va aggiunta la Tud, la televisione unica di destra, che persino meglio del Gud sa difendere il cardinale condannato per corruzione e peculato, come ha dimostrato Bruno Vespa.
Caro Merlo, mi fa piacere che Ferragni doni un milione all’ospedale Regina Margherita. Ma la signora Chiara, se fossero veri i fatti che hanno procurato una multa molto pesante sia alla sua società sia all’industria Balocco, ha imbrogliato i suoi followers facendo loro credere che acquistando un pandoro Balocco ad un prezzo fuori mercato avrebbero aiutato l’ospedale .E se è stata scorretta in quel caso nulla esclude che sia stata scorretta in altri casi e che potrà essere scorretta anche in futuro.
Pietro Volpi -Lovere ( Bergamo)
Chiara Ferragni, in lacrime, ha chiesto scusa e si è rifugiata in “un errore di comunicazione” , la vaga formula-alibi che, invece di attenuare, aggrava, “come quando - ha scritto Maurizio Crosetti - si dava ai tipografi la colpa dei refusi”. Ma è vero che “si può sbagliare” e l’accanimento sugli errori degli altri è “il bene peggiore del male”. C’è però un dettaglio del diavolo. Come mai Chiara Ferragni si fa pagare la pubblicità della beneficienza che gli artisti - Renzo Arbore, Fiorella Mannoia, Alessandro Gassman, Giobbe Ciovatta, Neri Marcorè…- fanno gratis? Non c’è nulla di fraudolento, ma è peggio che fraudolento fare soldi pubblicizzando un ospedale, l’assistenza ai bambini malnutriti in Africa o ai sordi e ai ciechi. Il presidente della Lega del filo d’oro Rossano Bartoli ha raccontato ieri a Eleonora Camilli della Stampa che “Arbore non solo non si faceva pagare, ma spesso tirava fuori un assegno. Ci diceva: se chiedo soldi agli altri come posso non darli io?”.
Caro Merlo, ha letto il ricordo di Toni Negri che Massimo Cacciari ha pubblicato sulla Stampa? Forse per adeguarsi al tema era incomprensibile, quasi come la prosa dello stesso Negri, appunto. Viene da pensare a quella massima di André Breton, “un filosofo che non capisco è un fetente”.
Maria Leonbruni - Fermo
Le rispondo con questo famoso brano di Luis Buñuel: “Un filosofo spagnolo, José Gaos, scriveva, come tutti i filosofi, in un gergo incomprensibile. Un giorno, a qualcuno che glielo rimproverava, rispose: ‘Be’, tanto peggio! La filosofia è per i filosofi’. Gli contrappongo questa frase di André Breton: ‘Un filosofo che non capisco è un fetente’. Io sono completamente d’accordo anche se, a volte, stento a capire anche Breton”. Io penso, cara signora Leonbruni, che non capire Toni Negri sia alla fine meglio che capirlo. Meglio per lui, voglio dire.