Se Meloni si offrisse per Ilaria Schlein, il dovere di candidarsi
Caro Merlo, ancora due anni di governo dell’amica di Orbán e anche da noi si vedranno scene simili a quella di Ilaria Salis in catene in un’aula di tribunale e con le caviglie bloccate. Come cantavano i Litfiba: sogno proibito di qualcuno è castigare. Alla nostra, prima o poi, scapperà di dire che Ilaria Salis poteva restarsene a casa.
Marco Data — Roma
Non è Giorgia Meloni a tenere al guinzaglio in quell’aula di tribunale ungherese un’italiana innocente. Per ora non ha alcuna responsabilità. Ce l’avrà se non interviene, ma sono sicuro che l’orgoglio nazionale, che Meloni esibisce per la pasta nello spazio e per il Colosseo, la convincerà ad appellarsi al suo amico Orbán. Penso che addirittura le convenga farlo platealmente. Fossimo in altri tempi e con altre grammatiche il buon senso e un po’ di coraggio vorrebbero che Meloni simbolicamente si offrisse ai giudici ungheresi al posto dell’innocente Ilaria.
Caro Merlo, cosa aspetta Elly Schlein a candidarsi come capolista alle europee,…
Caro Merlo, ancora due anni di governo dell’amica di Orbán e anche da noi si vedranno scene simili a quella di Ilaria Salis in catene in un’aula di tribunale e con le caviglie bloccate. Come cantavano i Litfiba: sogno proibito di qualcuno è castigare. Alla nostra, prima o poi, scapperà di dire che Ilaria Salis poteva restarsene a casa.
Marco Data — Roma
Non è Giorgia Meloni a tenere al guinzaglio in quell’aula di tribunale ungherese un’italiana innocente. Per ora non ha alcuna responsabilità. Ce l’avrà se non interviene, ma sono sicuro che l’orgoglio nazionale, che Meloni esibisce per la pasta nello spazio e per il Colosseo, la convincerà ad appellarsi al suo amico Orbán. Penso che addirittura le convenga farlo platealmente. Fossimo in altri tempi e con altre grammatiche il buon senso e un po’ di coraggio vorrebbero che Meloni simbolicamente si offrisse ai giudici ungheresi al posto dell’innocente Ilaria.
Caro Merlo, cosa aspetta Elly Schlein a candidarsi come capolista alle europee, come hanno fatto tanti leader, compreso Berlinguer? Non solo non sarebbe un imbroglio per gli elettori, che sanno benissimo che non andrà a Bruxelles, ma è un suo dovere.
Giulia Masera — Torino
Giusto o sbagliato che sia, la politica si somatizza in un viso, in un corpo, in una persona, in una leadership. Metterci la faccia è un’assunzione di responsabilità e un rischio. Come Flaubert lo diceva di Madame Bovary così Elly Schlein può dirlo del partito: “il Pd c’est moi”.
Caro Merlo, le confesso di avere spesso giudicato animose le sue ironie su Conte, “il signor Quasità”, come se lei avesse un’antipatia personale. Ne vedevo anch’io le furbizie e il trasformismo, ma pensavo che fossero inevitabili nel caos politico dell’Italia a 5stelle della quale, se ci pensa bene, è l’unico leader sopravvissuto e contende al Pd la guida dell’Italia progressista che, pur ammaccata e perdente, è il meglio che c’è. Ecco perché mi ha stupito che Conte abbia dichiarato di non scegliere tra Biden e Trump. Come si può aspirare a diventare il leader della sinistra italiana e, sul piano internazionale, non schierarsi con la democrazia? Non mi pare una furbizia ma un passo falso.
Marzia Frosini. Imperia
È suggestiva l’idea che la furbizia trasformista di Conte sia stata la soluzione di un caso disperato, una sorta di avventuroso romanzo di formazione, l’infanzia di un capo che finalmente avrebbe trovato a sinistra la sua verità e il suo ideale. Se chiude gli occhi e ripercorre la sua storia, che evito di riassumere per l’ennesima volta, si accorgerà che Conte è ancora una finzione, qualunque sia la parte che recita. Mille volte abbiamo sgamato la sua furbizia sempre uguale, ma Conte continua a scegliere di non scegliere. Prima si sdoppia e poi è lestissimo a sciogliere la riserva non appena vengono resi noti i risultati elettorali: vola sul carro del vincitore. Nel 2022, dopo avere dichiarato in Tv la sua equidistanza tra Macron e Le Pen, fu il primo politico italiano a felicitarsi, entusiasta, con Macron augurandogli buon lavoro e, visto che c’era, mollò alla perdente il calcio dell’asino: “la destra xenofoba, che specula sui problemi senza essere capace di offrire soluzioni adeguate”.
Caro Merlo, prende sempre più piede “mettere a terra un progetto”, magari per darsi un certo tono. Un tempo si mettevano a terra le patate. Ghigliottiniamo?
Enzo Sciamè - Nembro (BG)
Ghigliottina.