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Sanremo è la nostra Oxford. Basile, la tv genera solo mostri

Posta e risposta di venerdì 9 febbraio 2024
2 minuti di lettura

Caro Merlo, perché non spostiamo a Sanremo la capitale d’Italia?

Marzia Colella — Sanremo

Sanremo è già la nostra Sorbonne, la nostra Harvard, la nostra Oxford. E chissà cosa penserebbero i Marziani se arrivassero a Sanremo in pieno Festival. Prima, si chiederebbero qual è la struttura caratteriale di un’Umanità che canta, celebra la canzone e onora i cantanti come i suoi più grandi eroi. E subito dopo, ripartirebbero per cercare nell’Universo razze meno degradate che ancora parlano, leggono e scrivono.

Caro Merlo, credo che non sia un buon esempio la circolazione per giorni dei trattori, sia per i cittadini che per le altre categorie che pure avrebbero motivi fondati per protestare. Ma non tutti hanno la stessa potenza. Noi pensionati, ad esempio, non abbiamo trattori né la forza per brandire pale e forconi. Per questo il governo, senza colpo ferire, ha saccheggiato le pensioni sulla indicizzazione. Perché è forte con i deboli.

Walter Scarpino — Roma

È un peccato che, in un Paese di…

Caro Merlo, perché non spostiamo a Sanremo la capitale d’Italia?

Marzia Colella — Sanremo

Sanremo è già la nostra Sorbonne, la nostra Harvard, la nostra Oxford. E chissà cosa penserebbero i Marziani se arrivassero a Sanremo in pieno Festival. Prima, si chiederebbero qual è la struttura caratteriale di un’Umanità che canta, celebra la canzone e onora i cantanti come i suoi più grandi eroi. E subito dopo, ripartirebbero per cercare nell’Universo razze meno degradate che ancora parlano, leggono e scrivono.

Caro Merlo, credo che non sia un buon esempio la circolazione per giorni dei trattori, sia per i cittadini che per le altre categorie che pure avrebbero motivi fondati per protestare. Ma non tutti hanno la stessa potenza. Noi pensionati, ad esempio, non abbiamo trattori né la forza per brandire pale e forconi. Per questo il governo, senza colpo ferire, ha saccheggiato le pensioni sulla indicizzazione. Perché è forte con i deboli.

Walter Scarpino — Roma

È un peccato che, in un Paese di vecchi, nessuno abbia organizzato la Marcia su Sanremo delle dentiere e dei pannoloni.

Caro Merlo, ho trovato agghiaccianti le parole del capo del Dap Giovanni Russo. Mi chiedo perché, in un Paese che a Sanremo piange facile, nessuno piange per i suicidi, il sovraffollamento, le violenze, le lunghe detenzioni preventive degli innocenti, per la vita da cani di ben 60.814 detenuti. Conosco il proverbiale cinismo dei politici, ma perché gli italiani, ragazzi, artisti, cantanti, scrittori, che sono sensibili a tutto, anche ai conformismi, sulle carceri non si commuovono e non si mobilitano?

Leo Gelmini — Sondrio

Non so come si possano coinvolgere gli italiani. È evidente che le carceri sono uno scandalo politico e architettonico che non riguarda solo i sentimenti e che nessuno vuole davvero risolvere. Forse, nelle nostre prigioni-canili bisognerebbe portarci gli studenti come li si porta al Quirinale e a Montecitorio, a vedere l’inferno dove il primo delinquente è lo Stato che non custodisce ma tortura. E forse alcuni detenuti andrebbero portati nelle scuole a raccontare ciascuno la propria piccola storia. I ragazzi italiani non sanno quanto sia facile entrare in carcere e quanto poi sia difficile uscirne.

Caro Merlo, gli insulti della diplomatica Basile a Liliana Segre indignano perché sono fondati sul falso in modo plateale e persino stupido. Credo che i mostri tv sappiano fare di meglio, cioè di peggio.

Carmen Torelli — Milano

Giustissima osservazione. Dovremmo persino essere grati a Elena Basile perché la sgangheratezza dell’insulto svela il metodo calunnioso del suo antisemitismo da salotto tv. Nelle scuse, che sono peggiori degli insulti, sostiene infatti di avere pensato che Liliana Segre piangesse solo per i bambini ebrei morti, e che dunque si comportasse come i nazisti che trattavano bene solo i bambini tedeschi, perché «sono stata tratta in inganno da un’intervista nella quale il giornalista attribuiva dichiarazioni unilaterali alla senatrice Segre». Quale intervista e quale giornalista? Boh. E però «la senatrice — aggiunge Basile con la sua logica da talk senza logica — dovrebbe chiedere una rettifica» a quei giornali che l’hanno fraintesa «e non a me». Ha ragione, cara signora Carmen, la tv genera solo mostri.

Caro Merlo, “come dicono quelli bravi”.

Gianfranco Taddonio — Foggia

Ghigliottina.


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