Tra Caudilli del Sud e razzisti del Nord. La scorta a Sergio non è una medaglia
di Francesco MerloCaro Merlo, la sacrosanta battaglia del Sud contro la porcata dell’autonomia differenziata rischia di avere come leader Vincenzo De Luca, che è troppo potente e spavaldo. In questa difficile prova noi del Sud abbiamo bisogno delle nostre facce più sobrie e pulite, leader convincenti che non difendano poltrone ma idee. De Luca si batte, invece, per ottenere il terzo mandato, e io, che non lo vorrei di nuovo presidente, non so quanto sia giusta la battaglia contro il terzo mandato. Una bella confusione!
Giulia Manganaro — Caserta
Temo anch’io che la battaglia contro il terzo mandato sia il modo peggiore, il meno coraggioso, dei segretari dei partiti di liberarsi di leader locali troppo potenti o ingombranti o indecenti. Capisco pure la sua passione e il suo smarrimento, e mi piacerebbe condividere, da meridionale, il suo ottimismo, ma non mi pare che nel Sud esistano questi leader che lei invoca. Vedo solo Caudilli e forconisti, insomma un delirio opposto e tuttavia solidale al razzismo…
Caro Merlo, la sacrosanta battaglia del Sud contro la porcata dell’autonomia differenziata rischia di avere come leader Vincenzo De Luca, che è troppo potente e spavaldo. In questa difficile prova noi del Sud abbiamo bisogno delle nostre facce più sobrie e pulite, leader convincenti che non difendano poltrone ma idee. De Luca si batte, invece, per ottenere il terzo mandato, e io, che non lo vorrei di nuovo presidente, non so quanto sia giusta la battaglia contro il terzo mandato. Una bella confusione!
Giulia Manganaro — Caserta
Temo anch’io che la battaglia contro il terzo mandato sia il modo peggiore, il meno coraggioso, dei segretari dei partiti di liberarsi di leader locali troppo potenti o ingombranti o indecenti. Capisco pure la sua passione e il suo smarrimento, e mi piacerebbe condividere, da meridionale, il suo ottimismo, ma non mi pare che nel Sud esistano questi leader che lei invoca. Vedo solo Caudilli e forconisti, insomma un delirio opposto e tuttavia solidale al razzismo padano e pataccaro: Sud e Nord compari nella lotta per sfasciare l’Italia.
Caro Merlo, hanno dato la scorta all’amministratore delegato della Rai Roberto Sergio, minacciato, lui e la sua famiglia, dopo il famoso comunicato di solidarietà “al popolo di Israele e alla comunità ebraica per i giovani trucidati il 7 ottobre, per i bambini, donne e uomini barbaramente uccisi nei kibbutz e per gli ostaggi”. Lo scandalo sono le minacce e non certo la scorta. E invece sotto accusa diventa la scorta, come se gli avessero dato un premio. Ma le scorte sono medaglie?
Marcella Ferrario — Varese
La scorta protegge Roberto Sergio e non lo omaggia. È un mezzo militare contro un pericolo. È vero che esiste “un’estetica della scorta” che qualche volta sembra la corte del potente di turno, ma siamo anche il Paese in cui un ministro, Claudio Scajola, negò la scorta a Marco Biagi, che fu poi assassinato a Bologna. Quando si parla di scorte ci vuole equilibrio e rigore. Si possono anche discutere i criteri di assegnazione, sapendo però che la valutazione coinvolge la polizia e i prefetti e che il ministro dell’Interno non è “il Signore delle scorte”. Particolarmente odioso è il cerchiobottismo, l’idea, cioè, che la scorta protegga la vita degli amici politici e sia invece un ornamento di cortesia dei nemici politici.
Caro Merlo, ho letto la lettera di Giuseppe Burioni e alla giovanissima senegalese Maguette mando anche il mio abbraccio.
Roberto Cavallazzi
La piccola storia di Maguette, la ragazza di colore di prima media, premiata con entusiasmo dagli studenti dell’Istituto comprensivo di Romagna a Balze di Verghereto, ha emozionato molti lettori che le stanno mandando abbracci e applausi.
Caro Merlo, mentre Fedez dichiara di essere nullatenente, Chiara Ferragni si gioca la sua seconda chance nella vita e oggi, ultimo giorno del carnevale ambrosiano, sarà l’ospite d’onore a Motta Visconti, paesone a sud ovest di Milano, che mia nipote diciassettenne che vi abita odia con tutta l’anima, noto per aver dato i natali a Sante Caserio, anarchico, uccisore di Sadi Carnot nel 1894.
Attilia Giuliani — Milano
I “poveri ricchi”, grazie ai Ferragnez, sono diventati una categoria sociale e forse una nuova antropologia italiana, fuori posto in qualsiasi posto.
Caro Merlo, ghigliottina per “si rifà il look”?
Margherita Smeraldi — Venezia
Ghigliottina.