Caro Merlo, “il Giorgia” vuole portare il G7 a Kiev e garantire aiuti all’Ucraina per dieci anni? Ci sto! È una mia nemica, ma se mantiene questa promessa, su questo punto (e solo su questo) ci sono anche io.
Salvatore Siddi - Pino d’Asti
Sui temi che impegnano il Paese, il futuro della sua libertà, la sua appartenenza al fronte occidentale, la difesa della democrazia e dei diritti individuali di tutti i Navalny del mondo, insomma contro l’aggressione di Putin all’Ucraina e dunque all’Europa, contro l’incubo militare che di nuovo ci minaccia, non essere d’accordo con Giorgia Meloni somiglia al tradimento. In Inghilterra i laburisti e i conservatori sono divisi su tutto, ma non certo sulla difesa dell’Ucraina. E solo in Italia i putinisti, più o meno riluttanti, riescono a travestirsi da irriducibili della pace. Bertrand Russell, dinanzi alla minaccia di Hitler, fu costretto ad abbandonare le sue famose, radicali convinzioni pacifiste. Giudicava il nazismo una “realtà rivoltante e odiosa” e “ed è intollerabile - disse - la possibilità di una sconfitta dell’Inghilterra”. E dunque “lucidamente e definitivamente do il mio totale appoggio a tutto quello che sarà necessario fare per la nostra vittoria”.
Caro Merlo, la cito: “Giorgia Meloni ha promosso Schlein perché pensava di batterla facile, ma la sottovalutava, ed Elly Schlein ha faticato a legittimarla e sfidarla perché la sopravvalutava. Dunque per Elly Schlein la Sardegna è un’ordalia.” Se è vero quel che lei dice, è Giorgia a rischiare di più.
Costantino Garau .- Milano
No. Come nelle trame di Stendhal, Schlein è l’antieroe che parte svantaggiata, outsider e perdente, alla sua prima vera prova-miracolo: una prova dura, velenosa, vincendo la quale dimostrerebbe di appartenere ai fenomeni della politica italiana. Meloni lo ha dimostrato già.
Caro Merlo, si tranquillizzi il fobico lettore Orrù: sono diventato cieco in 2 minuti una ventina di anni fa e non solo sono sopravvissuto, ma leggo anche ottimi libri e anche codesto quotidiano, peraltro già dagli anni 70. Ogni macchina, anche quando nasce perfetta, non muore perfetta; nel mezzo: organizzarsi.
In quanto a Saramago, il fulcro non è la cecità, ma l’angosciante epidemia di cecità: presagio del covid?
Paolo Di Nola - Castellammare di Stabia
L’ottimismo della sua bella lettera è commovente. Borges, che era cieco, diceva di “sentire” i colori e Beethoven che era sordo “vedeva” la musica. Nella vasta letteratura sulla cecità, il mio preferito rimane Il paese dei ciechi, che forse è il racconto più famoso di H. G. Wells. Chi l’ha letto (ma chi non l’ha letto?) capisce, subito e bene, perché dinanzi all’epidemia, in questo caso di cecità”, gli uomini non pensavano a germi e infezioni, ma a peccati, e a lui sembrava che la ragione di quel tormento dovesse trovarsi nella negligenza di quei migranti senza un prete che avevano mancato di erigere un santuario non appena erano entrati nella valle”. E si capisce, infine, perché è una stupidaggine il famoso detto: Beati monoculi in terra caecorum. In un paese dove tutti sono ciechi, con il passare del tempo, la malattia diventa la vista.
Caro Merlo, che ne dici di “non vi è chi non veda come”? Forse non si dice tanto spesso, ma certo lo si scrive troppo spesso e io, mi creda, ne sono vittima. Insomma, non vi è chi non veda come qui ci voglia la tua ghigliottina.
Caterina Seminara - Roma
Ghigliottina.