Serie tv, è nero il ministro sovietico. Empoli, la filippina del presidente
di Francesco MerloCaro Merlo, nella miniserie tv “Un gentiluomo a Mosca” tratto dal bel romanzo di Adam Towles e ambientata nell’Urss dalla rivoluzione in avanti, alcuni dei personaggi principali sono di colore (compreso il ministro della cultura! ), non si capisce se per sottomissione political correctness o per qualche obbligo produttivo. Il risultato è risibile: la miniserie stravolge la storia per uniformarsi alle nuove mode. Mi dirà: “può cambiare programma”. Ma la scelta è sempre più ristretta e la deriva è inarrestabile. E guardi che sono uno spettatore senza preconcetti.
Lorenzo Molossi — Roma
Insistere troppo con il politicamente corretto è molto pericoloso. Ora sappiamo infatti che per reazione si arriva a Trump, al dottor Stranamore, a consegnare la politica mondiale alla scorrettezza. Non ho ancora visto “A gentleman in Moscow”, ma lo farò molto presto. La miniserie inglese, che al Guardian (4 stelle) è piaciuta più che al Telegraph (“è un po’ lenta”), è comunque giudicata di qualità e non …
Caro Merlo, nella miniserie tv “Un gentiluomo a Mosca” tratto dal bel romanzo di Adam Towles e ambientata nell’Urss dalla rivoluzione in avanti, alcuni dei personaggi principali sono di colore (compreso il ministro della cultura! ), non si capisce se per sottomissione political correctness o per qualche obbligo produttivo. Il risultato è risibile: la miniserie stravolge la storia per uniformarsi alle nuove mode. Mi dirà: “può cambiare programma”. Ma la scelta è sempre più ristretta e la deriva è inarrestabile. E guardi che sono uno spettatore senza preconcetti.
Lorenzo Molossi — Roma
Insistere troppo con il politicamente corretto è molto pericoloso. Ora sappiamo infatti che per reazione si arriva a Trump, al dottor Stranamore, a consegnare la politica mondiale alla scorrettezza. Non ho ancora visto “A gentleman in Moscow”, ma lo farò molto presto. La miniserie inglese, che al Guardian (4 stelle) è piaciuta più che al Telegraph (“è un po’ lenta”), è comunque giudicata di qualità e non le consiglio di cambiare programma. Le aggiungo che in nome della civiltà del rispetto accetto molte forzature. Pesando la fatica che abbiamo impiegato per arrivare a non disegnare più il negro con la sveglia al collo, arrivo quasi a capire che in teatro Giulietta e Romeo diventino di colore. E ricordando gli indiani d’America che facevano augh attorno a un pezzo di legno chiamato Manitù, trovo giusto che oggi nei casting a Hollywood si privilegi, a pari condizioni, l’attore indiano. Ma ormai è chiaro che più fai l’esorcismo e più alimenti il demone. E il bolscevico nero, il ministro di colore scelto da Lenin mi pare uno smarrimento. Se tiri troppo la corda civile, viene fuori la corda pazza.
Caro Merlo, il presidente dell’Empoli, Corsi, ha detto: “Anche la mia filippina mi aveva annunciato la vittoria dell’Udinese a Lecce”. Tralascio l’equazione filippina=serva, e mi concentro sul fatto in sé. Di sicuro, ora, la giustizia sportiva — che a differenza di quella ordinaria, non guarda in faccia a nessuno — sarà impietosa. Con la filippina, ovvio.
Luca Cardinalini — Marsciano (Perugia)
Serva, ventriloqua e senza un nome: “La mia filippina, che è con me da 30 anni e ne sa di calcio…”. Trent’anni d’inferno.
Caro Merlo, so che si è già occupato di Al Bano, che allo stadio Olimpico, dov’ero anch’io, ha steccato l’inno di Mameli, ma l’ho sentito a “Un giorno da pecora”. Che pena! Dice che i tifosi “invece di ascoltare l’inno in silenzio come fanno in tutto il mondo”, lo hanno disturbato con i loro cori. Altri artisti, meno bravi di lui, c’erano riusciti…
Marco Milani — Roma
La lagna di “la colpa non è mia” non fa onore a un artista come Al Bano. Soprattutto in uno stadio, dove il colpevole è sempre l’arbitro cornuto, la lagna è molto peggio della stecca.
Caro Merlo, ringrazio Gianni Ingrascì per le belle parole e per la ghigliottina a “farne di ogni”. Ha ragione, mi è scappato. La ghigliottina, che non è punitiva ma, oserei dire, pedagogica, mi ricorda il professore d’Italiano che voleva periodi brevi e chiari, “senza giri di parole”, per “andare al nocciolo della questione” e “ non allungare il brodo”. Sono 3 proposte di ghigliottina, “un po’ per celia e un po’ per non morire”. Diceva la mia nonna francese: “A volte una bacchettata sulle mani risolve molti problemi”.
Piero Orrù
Qui le ghigliottine sono 6. Ovviamente anche per “una bacchettata sulle mani”.