Chico come Olindo e Rosa. Mille D’Alema per l’Albania
di Francesco MerloCaro Merlo, la commozione della mamma di Chico Forti nel rivedere suo figlio è scontata e deve essere umanamente capita e condivisa, ma solo io rilevo una sorta di sottinteso innocentismo che pervade questo suo rimpatrio?
Fabrizio Cottura — Varallo Sesia (Vercelli)
Non mi pare. Abbiamo detto, persino in troppi, che il fuori misura, che continua ad accompagnare la giusta soddisfazione per il rimpatrio di Chico Forti, espone il governo, oltre la stessa demagogia, nel fronte degli innocentisti e nonostante sia stato condannato negli Stati Uniti e non in Iran e neppure in Ungheria. Era, al contrario, scontato che gli italiani si sarebbero divisi in innocentisti e colpevolisti, si sarebbero cioè impossessati del caso Forti, inserendolo nel catalogo dei gialli irrisolti, delle sentenze da rovesciare, delle nuove piste da seguire, la solita roba per litigare al bar e nei talk show, come Olindo e Rosa, via Poma, il caso Emanuela Orlandi… e magari qualche regista engagé ne trarrà un film retro…
Caro Merlo, la commozione della mamma di Chico Forti nel rivedere suo figlio è scontata e deve essere umanamente capita e condivisa, ma solo io rilevo una sorta di sottinteso innocentismo che pervade questo suo rimpatrio?
Fabrizio Cottura — Varallo Sesia (Vercelli)
Non mi pare. Abbiamo detto, persino in troppi, che il fuori misura, che continua ad accompagnare la giusta soddisfazione per il rimpatrio di Chico Forti, espone il governo, oltre la stessa demagogia, nel fronte degli innocentisti e nonostante sia stato condannato negli Stati Uniti e non in Iran e neppure in Ungheria. Era, al contrario, scontato che gli italiani si sarebbero divisi in innocentisti e colpevolisti, si sarebbero cioè impossessati del caso Forti, inserendolo nel catalogo dei gialli irrisolti, delle sentenze da rovesciare, delle nuove piste da seguire, la solita roba per litigare al bar e nei talk show, come Olindo e Rosa, via Poma, il caso Emanuela Orlandi… e magari qualche regista engagé ne trarrà un film retroscenista, chiamando in causa i poteri forti, la mafia italoamericana, chissà. Ebbene, dalla spazzatura dell’innocentismo il governo doveva restare lontano. E, invece, non potendo rovesciare la giustizia americana ha inventato il colpevole innocente, la cella con tante scuse, la libertà del carcere, la prigione senza sbarre.
Caro Merlo, la serata di Raitre su Paolo Conte alla Scala è stata funestata dalle interruzioni pubblicitarie. In particolare, da due, nel bel mezzo di “Aguaplano” e “Diavolo rosso”. Hanno guastato la registrazione della memorabile serata del 2023 che ho avuto la fortuna di vedere dal vivo.
Matteo Orsino — Foggia
La pubblicità non è il diavolo, e qualche volta è persino confezionata meglio dello spettacolo che interrompe. Va però usata con intelligenza e con rispetto. Non ho visto la serata di Raitre, ma l’idea di inserirla, come un lungo singhiozzo, nel bel mezzo delle canzoni di Paolo Conte non è certo un’esigenza di marketing, ma solo un’irritante, inutile cretinata.
Caro Merlo, ho letto con attenzione l’intervista a Edi Rama, il premier albanese che boccia il piano Mattei di Meloni (ma non erano amici?) e a un certo punto dice: «Sa chi ci vorrebbe? D’Alema». E poi spiega il perché. È la vera notizia, forse dell’ultimo decennio, che, però, non c’è nel titolo.
Luca Cardinalini — Marsciano (Perugia)
È la parte più gustosa della bella intervista. Gerardo Greco chiede a Rama: «Presidente, ma adesso che c’entra D’Alema?». E Rama “si illumina” e racconta che nel 1998 la baia di Valona era nelle mani degli scafisti. «Poi arrivò Massimo, misero un radar sull’isola di Saseno, nel canale d’Otranto, aprirono canali di immigrazione agevolata, e a poco a poco finì tutto: oggi ci sono mezzo milione di albanesi in Italia». Rama si ferma qui come l’Incompiuta di Schubert: geniale. E allora? Uno, cento, mille D’Alema. Contro il logorio della vita moderna, D’Alema. Addavenì Baffino.
Caro Merlo, siamo messi male visto che il Leviatano finge di non capire e non accetta gli “avvertimenti”.
Enrico Giona — Alfieri
Lasciando perdere sia La Bibbia, che è piena di animalacci, sia Hobbes, che sullo Stato la mette giù pesante, rimarrebbe Melville. Ma chi è il suo Leviatano, Moby Dick o il capitano Achab?
Caro Merlo, vogliamo ghigliottinare la “manciata di secondi”?
Paolo Emilio Traina — Roma
Ghigliottina.