Caro Merlo,“vogliamo punire Israele ma non vogliamo un’escalation nell’area”. Con una suspense studiata, l’Iran tiene il mondo con il fiato sospeso. Ma è davvero possibile una guerra che non sia un’escalation?
Chiara Scadini — Torino
No. Il rinvio misterioso dei progetti criminali è tipico dei regimi dittatoriali e provoca un’assuefazione all’ansia, una paranoia, che è un condimento dell’imperialismo. Mi pare che le ipotesi siano quattro: un’uccisione mirata, un attacco militare simbolico, un attacco pesante contro le basi militari, un attacco ravvicinato con missili e droni in partenza dalle più vicine Libano e Siria o anche Iraq e Yemen. La storia studia ancora quell’aria di guerra rimandata che si respirava nel 1938 e che trasformò la paura in un’opacità morale che presto sarebbe diventata rimorso.
Caro Merlo, non crede che gli impegni, le promesse, persino le emozioni suscitate dall’iniziativa radicale “Estate in carcere” finiranno tutte quando finirà l’estate?
Miriam Carra — Man…
Caro Merlo,“vogliamo punire Israele ma non vogliamo un’escalation nell’area”. Con una suspense studiata, l’Iran tiene il mondo con il fiato sospeso. Ma è davvero possibile una guerra che non sia un’escalation?
Chiara Scadini — Torino
No. Il rinvio misterioso dei progetti criminali è tipico dei regimi dittatoriali e provoca un’assuefazione all’ansia, una paranoia, che è un condimento dell’imperialismo. Mi pare che le ipotesi siano quattro: un’uccisione mirata, un attacco militare simbolico, un attacco pesante contro le basi militari, un attacco ravvicinato con missili e droni in partenza dalle più vicine Libano e Siria o anche Iraq e Yemen. La storia studia ancora quell’aria di guerra rimandata che si respirava nel 1938 e che trasformò la paura in un’opacità morale che presto sarebbe diventata rimorso.
Caro Merlo, non crede che gli impegni, le promesse, persino le emozioni suscitate dall’iniziativa radicale “Estate in carcere” finiranno tutte quando finirà l’estate?
Miriam Carra — Mantova
Temo di sì, anche perché, come ripetono i radicali, non è possibile cambiare le carceri senza cambiare la Giustizia.
Caro Merlo, viste le dichiarazioni del presidente della Commissione Cultura Mollicone sulla strage di Bologna, devo pensare che in Parlamento siedono degli eletti di indirizzo neofascista?
Alfio Lisi — Catania
Sì.
Caro Merlo, un’obiezione al finale di una sua risposta: l’archeologia è intrisa di storia, non comincia affatto dove finisce la seconda, anzi: o le due vanno insieme o la prima non ha ragione di esistere, mi scuso per la semplificazione. Tra l’altro, grandi misteri (ghigliottina, almeno da parte mia, alla parola “misteri” se associata allo studio del passato) da svelare non ce ne sono in molte archeologie.
Massimiliano Papini — Università di Roma
Caro professor Papini, c’era l’ironia nel trattare le nuove indagini sulla strage di Bologna “come Pompei: si scava proponendo prove del dna su pezzi di corpi, indagini morfologiche che aprirebbero nuove piste; ma credere in cose che non si conoscono è la sindrome dell’archeologo”. Che facciamo allora, ci offendiamo pure con non so quale Indiana Jones, che scavava per trovare le braccia e le mani della Venere di Milo con i guantoni da pugilessa (chissà il testosterone)?
Caro Merlo, da prendere a esempio l’equilibrata Novella Calligaris, “stupita” per ciò che su di lei ha scritto un lettore. Nessuna minaccia di querela, in un paese dove tutti querelano.
Valerio Larena
Nella mila lunga carriera, sono stato molto querelato e mai condannato. Il punto è che più cresce la libertà di stampa più il giornalista finisce in tribunale perché la vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire.
Caro Merlo, non se può più di frasi come “ha fatto la storia” “ha scritto la storia”. Pure la ginnasta italiana che è arrivata quarta! Ghigliottina?.
Fabio Trombetta
Somiglia a “questi ragazzi che il mondo ci invidia”, un’espressione che, lo dico a Candido Peruzzi che ci scrive da Antibes (Francia), non ci stancheremo mai di ghigliottinare pur sapendo che, ogni volta che le tagliamo la testa, ne crescono altre due.