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La strage di Bologna e gli scavi Mollicone: “io non sono fascista”

Presentazione alla stampa dell'esito della prima tranche di lavori di manutenzione e ripulitura, effettuati sui resti del velivolo DC-9 Itavia al Museo per la Memoria di Ustica di Bologna, 12 ottobre 2018. ANSA-ARCHIVIO/GIORGIO BENVENUTI 

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Posta e risposta del 8 agosto 2024
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Caro Merlo, non si curi della biliosa corporazione degli storici antichi. A me che insegno filosofia sembra geniale chiamare “sindrome dell’archeologo” il vizio italiano di scavare il già scavato per trovare nuove piste in tutti i processi che sono già conclusi, ma nella coscienza collettiva non lo sono mai, e non solo quelli “politici” come la strage di Bologna, ma anche Rosa e Olindo, Yara e tutti gli altri. Non sono, però, sicura che la metafora più appropriata sia Pompei che, rovina da non mandare in rovina, è un’archeologia conclusa proprio perché non è mai conclusa.

Mariangela Varone — Napoli

Pompei rimane il posto dove tutti “scavano”: il posto della vecchia talpa di Marx, ma anche di Freud che, dal racconto di Wilhelm Jensen su un bassorilievo pompeiano (“Gradiva” — Donzelli) ricavò la teoria del delirio. Pompei è la nostra coscienza, ricca di vestigia sepolte. Un’altra metafora potrebbe essere quella degli “antiquari” che nel Settecento scrivevano in latino testi magnifici su…

Caro Merlo, non si curi della biliosa corporazione degli storici antichi. A me che insegno filosofia sembra geniale chiamare “sindrome dell’archeologo” il vizio italiano di scavare il già scavato per trovare nuove piste in tutti i processi che sono già conclusi, ma nella coscienza collettiva non lo sono mai, e non solo quelli “politici” come la strage di Bologna, ma anche Rosa e Olindo, Yara e tutti gli altri. Non sono, però, sicura che la metafora più appropriata sia Pompei che, rovina da non mandare in rovina, è un’archeologia conclusa proprio perché non è mai conclusa.

Mariangela Varone — Napoli

Pompei rimane il posto dove tutti “scavano”: il posto della vecchia talpa di Marx, ma anche di Freud che, dal racconto di Wilhelm Jensen su un bassorilievo pompeiano (“Gradiva” — Donzelli) ricavò la teoria del delirio. Pompei è la nostra coscienza, ricca di vestigia sepolte. Un’altra metafora potrebbe essere quella degli “antiquari” che nel Settecento scrivevano in latino testi magnifici sulle finestre, le monete, il sesso; gli antiquari napoletani odiati da Leopardi che li considerava nemici, non solo della storia, ma anche della poesia.

Caro Merlo, Federico Mollicone ha replicato su X al lettore Alfio Lisi di Catania, che ieri le aveva chiesto se lo stesso Mollicone fosse fascista: “Caro Francesco Merlo — scrive Mollicone — ti assicuro che la riposta è assolutamente No. Se esiste una destra di governo è perché negli anni 70 Msi e Fdg salvarono i ragazzi di destra dall’estremismo e dallo spontaneismo armato di destra. Per quanto mi riguarda sono quanto di più lontano da ogni forma di nostalgismo, neofascismo ed estremismo ideologico. Puoi chiedere a Luca Telese che questa storia l’ha scritta. La mia presa di posizione ha anche a che fare con il garantismo e il giusto processo. Ma tanto il dialogo non vi interessa”.

Antonio Caponnetto — Catania

Federico Mollicone, non tanto in questo tweet illuminista che lei mi ha girato, sostiene che le sentenze che hanno acclarato la matrice fascista della strage di Bologna sono frutto di un teorema politico per colpire la destra. E si è appellato al ministro Nordio, che non ne ha la competenza, per avviare la revisione dei processi che hanno condannato in via definitiva i terroristi dei Nar Fioravanti e Mambro, Luigi Ciavardini, poi Gilberto Cavallini e infine Paolo Bellini che Mollicone difende come fosse un candido innocente. La carriera criminale di Bellini, che dal Msi fu addirittura espulso nel 1971, è un nerissimo capitolone di Wikipedia. Le posizioni di Mollicone non sono garantiste ma eversive, certamente più estremiste di quel Msi che tanto ho seguito da cronista e che evidentemente conosco meglio di lui che, guardandolo troppo da vicino, non lo vede perché stravede. Se Mollicone volesse il dialogo su quegli anni comincerebbe con l’ammettere che le stragi furono neofaciste. Il suo negazionismo è una complicità ipocrita, che non ha nulla a che fare con il giusto processo. Prenda le distanze, caro Mollicone, da quella stagione stragista e non da Mussolini, che non ci interessa.

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