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Leopardi e gli antiquari a Roma. Bordin e i condannati innocenti

Federico Mollicone (ansa)

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Posta e risposta del 9 agosto 2024
2 minuti di lettura

Caro Francesco, Leopardi non ce l'aveva con gli antiquari napoletani con i quali c'era anzi qualche elemento di contatto (il senso della fine e della morte); ce l'aveva piuttosto con quelli romani che riteneva un baluardo della conservazione e ancor più dell'ignoranza. Ti invio un estratto che riguarda gli antiquari romani da un libro appena uscito che tenta di guardarli con occhio spassionato. Del libro si discuterà ad Ankara e Londra.

Giovanni Salmeri - Creta

Caro Giovanni Salmeri, grazie della precisazione. L’antiquariato giudiziario, che oggi scava in tutti i processi italiani e non solo in quelli per la strage di Bologna, meriterebbe forse il dileggio che Leopardi riservava all’Antiquaria che a Roma - hai ragione - era considerata “il sommo della sapienza umana, anzi la sola e vera scienza dell’uomo”, mentre era vuota erudizione e intrigo (persino Piranesi era chiacchierato come falsario di opere antiche). Devo dire che anche il tuo maestro, il formidabile prof Mario Mazza, giudi…

Caro Francesco, Leopardi non ce l'aveva con gli antiquari napoletani con i quali c'era anzi qualche elemento di contatto (il senso della fine e della morte); ce l'aveva piuttosto con quelli romani che riteneva un baluardo della conservazione e ancor più dell'ignoranza. Ti invio un estratto che riguarda gli antiquari romani da un libro appena uscito che tenta di guardarli con occhio spassionato. Del libro si discuterà ad Ankara e Londra.

Giovanni Salmeri - Creta

Caro Giovanni Salmeri, grazie della precisazione. L’antiquariato giudiziario, che oggi scava in tutti i processi italiani e non solo in quelli per la strage di Bologna, meriterebbe forse il dileggio che Leopardi riservava all’Antiquaria che a Roma - hai ragione - era considerata “il sommo della sapienza umana, anzi la sola e vera scienza dell’uomo”, mentre era vuota erudizione e intrigo (persino Piranesi era chiacchierato come falsario di opere antiche). Devo dire che anche il tuo maestro, il formidabile prof Mario Mazza, giudicava eccessiva la spietatezza di Leopardi verso Roma, e val la pena ricordare il “coglione” con cui liquidò l’allora autorevole abate Cancellieri (1751-1826), che di Roma dominava i salotti. Aggiungo a mia discolpa che il giudizio di Leopardi sull’Antiquaria (e l’Archeologia) d’epoca non può “salvare” Napoli, che ne era forse il principale mercato, se non altro per l’abbondanza dei reperti nei “giacimenti” infiniti di Pompei, Ercolano e Paestum. (Sono sicuro che The Long March of Archaeology il libro di cui sei autore con Björn Forsén e David Shankland sarà presto tradotto da un editore italiano).

Caro Merlo, i signori come Mollicone non capiranno mai che interessa a pochi che prendano le distanze dal Duce ma interessa a molti che accettino le sentenze di decine di giudici che hanno decretato come fasciste o neo fasciste le stragi di Milano, Bologna, Brescia, Firenze, Roma, San Benedetto Val di Sambro…

Piero Orrù

Le singole sentenze possono essere criticate, visto che - ironizzava con arguzia Massimo Bordin – “c’è una Ditta che campa da duemila anni su una discussa sentenza di crocifissione”. Il più istituzionale Andreotti diceva: “le sentenze non si discutono, si appellano”. Ma Mollicone non è interessato al giusto processo, ai gradi di giudizio, lui non pensa che la condanna di questo o quel neofascista sia un errore giudiziario, al contrario crede che li abbiano condannati perché erano neofascisti. Sostiene che i giudici italiani, tutti insieme, non cercavano i colpevoli delle stragi di Milano, Bologna, Brescia, Firenze, Roma, San Benedetto Val di Sambro, ma cercavano neofascisti da crocifiggere. Crede che le bande nere siano come il Gesù di Bordin, che non fu condannato per errore, ma proprio perché era innocente.

Carissimo Francesco, ho ceduto alle richieste di mio figlio tredicenne e gli ho permesso di installare Instagram. Io resisto. Non desidero far sapere cosa sto facendo né sapere dei vip. Mi sembra di vivere benissimo, sbaglio?

Sara Prando

No, cara Sara, ma non sbaglia neppure suo figlio.

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