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Kabul come Budapest nel ’45. Renzi e Conte, il finto duello

Kandahar (Afghanistan), 25 agosto 2024 (afp)

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Posta e risposta di martedì 3 settembre 2024
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Caro Merlo, si parla poco dell’Afghanistan, dove alle donne, che devono coprirsi dalla testa ai piedi, è stato vietato frequentare la scuola dopo i 13 anni, uscire da sole, guidare, viaggiare, guardare un uomo, cantare, leggere, ascoltare musica… Manca solo il divieto di tossire e starnutire. Sembra follia.

Giulia Sapegno — Roma

L’Afghanistan rimane il luogo, non solo mentale, della sconfitta dell’Occidente anche perché in soli tre anni, da quando le forze della Nato si sono ignominiosamente ritirate, il Paese, già povero, è precipitato in un’emergenza umanitaria terribile. L’Afghanistan, che ha subito terremoti e inondazioni, soffre di fame, malnutrizione, mancanza d’acqua, infezioni, epidemie; il bestiame muore, i raccolti si perdono, ed è crollata del 95 per cento persino la coltivazione del papavero da oppio, che era la principale fonte di ricchezza. C’è anche questo fallimento dei talebani nell’escalation ossessiva e grottesca della violenza contro le donne che a Kabul, a Kandaha…

Caro Merlo, si parla poco dell’Afghanistan, dove alle donne, che devono coprirsi dalla testa ai piedi, è stato vietato frequentare la scuola dopo i 13 anni, uscire da sole, guidare, viaggiare, guardare un uomo, cantare, leggere, ascoltare musica… Manca solo il divieto di tossire e starnutire. Sembra follia.

Giulia Sapegno — Roma

L’Afghanistan rimane il luogo, non solo mentale, della sconfitta dell’Occidente anche perché in soli tre anni, da quando le forze della Nato si sono ignominiosamente ritirate, il Paese, già povero, è precipitato in un’emergenza umanitaria terribile. L’Afghanistan, che ha subito terremoti e inondazioni, soffre di fame, malnutrizione, mancanza d’acqua, infezioni, epidemie; il bestiame muore, i raccolti si perdono, ed è crollata del 95 per cento persino la coltivazione del papavero da oppio, che era la principale fonte di ricchezza. C’è anche questo fallimento dei talebani nell’escalation ossessiva e grottesca della violenza contro le donne che a Kabul, a Kandahar, a Kunduz, a Herat, avevano scoperto la libertà del modello occidentale e ora vivono nascoste. Da tre anni i talebani stanno dando loro la caccia, una per una. Con un fanatismo paranoico fanno pagare alle donne anche le proprie sconfitte. Sembra di rileggere Liberazione di Sándor Márai. Nel dicembre del 1945, mentre l’Armata rossa già cannoneggiava da Est la periferia di Budapest e i tedeschi erano in fuga verso Ovest, le Croci Frecciate ungheresi di Szálasi si accanivano sugli ultimi ebrei nel ghetto pensando fosse tutta colpa loro.

Caro Merlo, dice Zaia che i vescovi non hanno capito che l’Autonomia sarà «solo un processo di decentramento amministrativo». Secondo me è lui a non avere capito che l’Autonomia è “differenziata”.

Lidia Saponaro — Verona

Ha ragione, è nella parola “differenziata” che i vescovi hanno smascherato il diavolo, perché alimenta le diseguaglianze invece di combatterle, e definitivamente condanna il Meridione alla povertà.

Caro Merlo, non si somigliano, ma il veto di Conte a Renzi mi pare un gioco di società, non una cosa seria, la battaglia navale con i soldatini di plastica.

Elisa Danzini — Pesaro

È vero, “stai con Renzi o stai con Conte?” è un gioco senza fascino e senza senso. I due non si contendono infatti nessuna leadership e hanno entrambi guai nel proprio schieramento. Insomma, il duello monta una maionese acida che serve solo a loro, due sconfitti, due ex che non hanno più la forza di imporre veti e che solo nel campo largo possono sopravvivere. Ma lei ha ragione: non si somigliano. Anche nel trasformismo Renzi rimane un fantasista, mentre Conte ha l’aria dell’impiegato avventizio e precario dovunque militi, anche nel pacifismo filorusso e filo Trump, i cui leader in Italia rimangono Salvini e Vannacci.

Caro Merlo, spero che la ghigliottina sia affilata per “il bollino rosso” che ha dominato l’estate.

Miriam Carra — Mantova

Ghigliottina anche per “esodo” e “controesodo”.


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