Caro Merlo, “dobbiamo parlare con i servizi, anche quelli deviati” dicono questi spioni che, curiosi di modelle, ricatti e Geronimi, sbagliano la carica di La Russa, tengono l’archivio nel garage come Totò e Peppino ne “La banda degli onesti”. E i loro report sull’hotel a Cortina in odore di oligarchi russi sembrano la riedizione de “Il conte Max” con Albertone Sordi.
Luca Cardinalini — Roma
Per nostra fortuna, gli scandali italiani stanno spesso nell’avanspettacolo che, anche quando si fa politica, non è mai tragedia. E alla fine della farsa non c’è il delitto, c’è il sipario.
Caro Merlo, dopo aver accusato i magistrati di essere incapaci di comprendere la sentenza della Corte di Giustizia europea perché scritta in francese, il ministro Nordio è montato in cattedra e ha impartito ai giuristi e al popolo tutto una lezione di lingua francese precisando che “le cas échéant” significa “nel caso di specie”. La locuzione significa invece “eventualmente, se del caso, ove necessario”.
Seren…
Caro Merlo, “dobbiamo parlare con i servizi, anche quelli deviati” dicono questi spioni che, curiosi di modelle, ricatti e Geronimi, sbagliano la carica di La Russa, tengono l’archivio nel garage come Totò e Peppino ne “La banda degli onesti”. E i loro report sull’hotel a Cortina in odore di oligarchi russi sembrano la riedizione de “Il conte Max” con Albertone Sordi.
Luca Cardinalini — Roma
Per nostra fortuna, gli scandali italiani stanno spesso nell’avanspettacolo che, anche quando si fa politica, non è mai tragedia. E alla fine della farsa non c’è il delitto, c’è il sipario.
Caro Merlo, dopo aver accusato i magistrati di essere incapaci di comprendere la sentenza della Corte di Giustizia europea perché scritta in francese, il ministro Nordio è montato in cattedra e ha impartito ai giuristi e al popolo tutto una lezione di lingua francese precisando che “le cas échéant” significa “nel caso di specie”. La locuzione significa invece “eventualmente, se del caso, ove necessario”.
Serenella Bronzini — Docente di interpretariato (Unint) — Roma
Caro professoressa Bronzini, mi ha costretto a rivedere l’ormai famosa conferenza stampa del “Francese”. Ebbene, Nordio ha commesso lo stesso errore di traduzione per ben due volte in quel suo breve (tant mieux pour lui) intervento. Al secondo sbaglio il suo Francese si è rivelato il francesorum di noio vulevon savuar perché, come si dice in latino (esiste quello buono): errare humanum est, perseverare autem diabolicum.
Caro Merlo, Igor Boni, Francesco Iannuzzi, Silvja Manzi e Chiara Squarcione, militanti di “Europa Radicale”, sono andati in Georgia in occasione delle elezioni. A Tbilisi hanno lasciato tre rose rosse davanti alla casa dove viveva il giornalista di Radio Radicale Antonio Russo, prima di essere trucidato 24 anni fa, mentre raccoglieva prove sui crimini russi in Cecenia, i primi di Putin.
Giulio Manfredi — europaradicale.eu
Antonio Russo, che la madre Beatrice voleva farmacista come lei, studiò Filosofia e a ogni trenta che prendeva diceva alla mamma che erano stati esami di Farmacia. Beatrice, che è morta nel 2011, undici anni dopo Antonio, ha amato e onorato le bugie del figlio di cui è stata sempre fiera perché «la sua morte è stata coerente con tutta la sua vita». Di sé Antonio diceva: «Sono contento di essere un cattivo giornalista perché quelli bravi, i grandi invitati, arrivano e per 24 ore si appassionano, ma il giorno dopo se sono già dimenticati. Io invece sto qui perché non riesco a staccarmi dalle storie che racconto». Beatrice creò il premio Russo dedicato “ai cattivi giornalisti”. Quest’anno l’ha vinto per la carta stampata il nostro Fabio Tonacci.
Caro Merlo, che mi dice dell’ormai ubiquo “spoilerare”? Dobbiamo considerarlo un neologismo dell’italish che avanza?
Mauro Donati
Non è certo l’origine inglese che rende ridicolo il ricorso a “spoilerare”. Se ne abusa per sentirsi moderni e chic. Ghigliottina.