Le Lettere

A Napoli in sedia a rotelle non si entra in Mondadori

A Napoli in sedia a rotelle non si entra in Mondadori
Posta e risposta di martedì 10 dicembre 2024

L'ascolto è riservato agli abbonati premium

2 minuti di lettura

Caro Merlo, da appassionata di lettura mi sono recata presso quel moderno gioiello di Mondadori che si trova nella galleria Umberto I di Napoli, con tutta la gioia che può motivare chi come me ha nel libro il più grande dei passatempi, ma purtroppo mi sono sentita dire che non essendoci un ascensore dovevo andare via, l’ennesimo schiaffo di esclusione verso una donna con disabilità, in sedia a rotelle. Non mi manca l’acquisto di un libro, che posso effettuare online, ma vengo esclusa dall’esperienza di sentire l’odore dei libri, ammirare le copertine e i caratteri, sfogliarli, leggiucchiare e decidere. Alla Mondadori chiedo perché, in un restauro costato milioni di euro, hanno ritenuto giusto risparmiare proprio sull’inclusività, non solo mia, ma di chiunque abbia un impedimento a fare le scale.

Giusy Orbinato — Napoli

Sono stupito più che indignato. Inaugurato nel maggio scorso, il bookstore in Galleria è raccontato nel sito Mondadori come “una delle più grandi librerie d’Italia”. Chissà dunque quanti libri vende sui disabili (650 milioni, la terza nazione dopo Cina e India) e sui tentativi di riorganizzare il mondo per loro: case, strade, mezzi di trasporto, luoghi di lavoro, negozi… Non dico che la città di Napoli sia organizzata “a misura di disabile”, ma qualcosa è stato fatto anche se i parcheggi selvaggi rendono tutto inutile. A Roma, nella libreria inaugurata da Marina Berlusconi, c’è l’ascensore e i disabili sono, ovviamente, i benvenuti. Non ho fatto un censimento ma, a mia memoria, le grandi librerie d’Italia sono accessibili. Cosa c’è di più discriminante di vedere gli altri entrare e di essere costretti a stare fuori? «L’inclusione dei disabili misura la civiltà dei luoghi», ha detto il presidente Mattarella. Sembra incredibile che la Mondadori di Napoli non appartenga alla civiltà dell’ascensore.

Caro Merlo, sulla scuola “la sua risposta è esatta” direbbe qualcuno: è un luogo di legalità e di valori trasmessi ai ragazzi in modo efficace e senza retorica. Ed è vero che al suo interno vengono risolte in silenzio molte cose delicate. Grazie per quanto ha ribadito. Insegno matematica da 30 anni. Sto in un liceo di Roma, mi piace sempre di più e i ragazzi rimangono la parte migliore dell’Italia.

Professoressa Antonella Valente — Roma

Tra i lettori di Repubblica ci sono molti insegnanti e sono dunque tante le lettere che contestano la “sparata” del Censis. Non posso che ripetere l’accusa: è pericolosa demagogia sostenere che “la scuola è una fabbrica di ignoranti”.

Caro Merlo, i dittatori si suicidano (Hitler), vengono impiccati (Saddam), fucilati (Ceausescu), si nascondono nelle fogne (Gheddafi). I più penosi scappano vestiti da soldati di un’altra patria (Mussolini) o come Assad concordano una transizione tranquilla.

Luca Cardinalini — Marsciano (Perugia)

Ma purtroppo la storia è piena di statue di dittatori che quando furono abbattute cominciarono a essere rimpiante.


I commenti dei lettori