Caro Merlo, a Trump non interessa di marxisti, islamici o immigrati. L’ultima è l’invito agli oligarchi russi, perché muovono l’economia e fanno lavorare le persone. Anche mafia, ’ndrangheta e camorra lo fanno. L’importante è che non siano poveri. Che poi i poveri votino uno così è la vera questione.
Luca Cardinalini — Roma
Ha detto Trump: «Amo tutti, poveri e ricchi, ma ci servono i ricchi perché hanno successo, sono più capaci; voglio il loro modo di pensare». E che i poveri lo votino dimostra che c’è una logica in questo detestabile pensiero.
Caro Merlo, bisogna riconoscere che Macron ha fatto quel che dovrebbe fare un leader europeo. Quando Trump ha detto che gli Usa hanno aiutato l’Ucraina più di tutti, Macron lo ha afferrato per un braccio e lo ha smentito, con i numeri. Chapeau.
Rocco Rea — Arce (Frosinone)
A me l’incontro tra Trump e Macron è sembrato inquietante, artefatto e insincero, con una dichiarata «speciale amicizia» troppo ostentata per essere vera: «Abbiamo un rappo…
Caro Merlo, a Trump non interessa di marxisti, islamici o immigrati. L’ultima è l’invito agli oligarchi russi, perché muovono l’economia e fanno lavorare le persone. Anche mafia, ’ndrangheta e camorra lo fanno. L’importante è che non siano poveri. Che poi i poveri votino uno così è la vera questione.
Luca Cardinalini — Roma
Ha detto Trump: «Amo tutti, poveri e ricchi, ma ci servono i ricchi perché hanno successo, sono più capaci; voglio il loro modo di pensare». E che i poveri lo votino dimostra che c’è una logica in questo detestabile pensiero.
Caro Merlo, bisogna riconoscere che Macron ha fatto quel che dovrebbe fare un leader europeo. Quando Trump ha detto che gli Usa hanno aiutato l’Ucraina più di tutti, Macron lo ha afferrato per un braccio e lo ha smentito, con i numeri. Chapeau.
Rocco Rea — Arce (Frosinone)
A me l’incontro tra Trump e Macron è sembrato inquietante, artefatto e insincero, con una dichiarata «speciale amicizia» troppo ostentata per essere vera: «Abbiamo un rapporto molto speciale» ripeteva Trump a Macron mentre, esibendo finti sorrisi e falsa confidence, gli puliva la giacca con la mano: «Infatti ora ti tolgo questo poco di dandruff”. E dandruff significa forfora, che è un tabù, una polvere di pregiudizio, una piccola vergogna da loser, da perdente. Trump ha detto al mondo che la Francia ha la forfora e che ci penserà lui.
Caro Merlo, si dice che Meloni parli un ottimo inglese. Forse quando impara a memoria i discorsi. Ho visto un piccolo filmato. Dice: “Erdogan is my friend since a long time”. Due errori gravi. Avrebbe dovuto usare il passato prossimo e non il presente e la parola “for” non “since”. La forma corretta è: “Erdogan has been my friend for a long time”.
Fausta Podini — Arese (Milano)
Giorgia Meloni fa errori ma parla, a braccio, un fluent english, che dice di avere imparato con le canzoni di Michael Jackson. Questo suo inglese è chiaro e efficace, e non somiglia alla lingua basica del turismo, associativa e fisiologica, fonemi e sorrisi, con la quale si esprimono tanti altri politici, non solo italiani. Le dico di più: in inglese Meloni si tende e si concentra e perde un po’ di quell’identità romanesca che, quando è fuori misura, diventa «la pronuncia strascicata dell’italiano sfatto» spiegava Tullio De Mauro. Non arrivo a dire che in inglese Meloni è meglio che in italiano, ma certamente è più leader che “ducetta”, con il sorriso, sorvegliato e attento, al posto delle mossettine e dei botti d’ira. Alla Convention di Washington, quando ha finito quel discorso difficile, Meloni è passata da una lingua all’altra e dunque da una personalità all’altra ritrovando sé stessa tutta de Roma in un «volevo morì». In C’era una volta in America, Woods dice a De Niro: «Te la porterai dietro tutta la vita, tu, la puzza della strada». E De Niro: «Mi piace moltissimo la puzza della strada: mi fa star bene, mi si aprono i polmoni quando la sento».