✕

Femminicidio e senno del poi. Chi disse “convergenze parallele”

Roma, una manifestazione contro la violenza sulle donne 

 

Ascolta l'audio

Posta e risposta di martedì 22 aprile 2025
2 minuti di lettura

Caro Merlo, se il nuovo Papa vorrà proseguire nel cammino di Francesco dovrà chiamarsi Leone, che fu il più sincero seguace di Francesco d’Assisi.

Leonello Diversi, Barga (Lucca)

I Francescani non sono mai riusciti a esprimere un Papa e neppure Francesco lo era.

Caro Merlo, a Udine il femminicida, già ai domiciliari, ha approfittato di un permesso di due ore per uccidere la moglie. Il Procuratore, del cui lavoro ho il massimo rispetto, ha dichiarato che è troppo facile giudicare le misure restrittive con il senno del poi. Penso invece che sarebbe indispensabile giudicare con il senno del prima, se vogliamo che la mattanza finisca.

Giovanni Gamalero, Alessandria

Devo darle ragione, purtroppo. Il carcere, di cui in Italia si fa un orribile abuso, è sino a oggi la sola difesa efficace contro gli stalker pesanti, la cui pericolosità sia stata accertata, e nel caso di Mohamed Naceur Saadi, c’era addirittura una condanna a 5 anni e 4 mesi per maltrattamenti, lesioni aggravate e violen…

Caro Merlo, se il nuovo Papa vorrà proseguire nel cammino di Francesco dovrà chiamarsi Leone, che fu il più sincero seguace di Francesco d’Assisi.

Leonello Diversi, Barga (Lucca)

I Francescani non sono mai riusciti a esprimere un Papa e neppure Francesco lo era.

Caro Merlo, a Udine il femminicida, già ai domiciliari, ha approfittato di un permesso di due ore per uccidere la moglie. Il Procuratore, del cui lavoro ho il massimo rispetto, ha dichiarato che è troppo facile giudicare le misure restrittive con il senno del poi. Penso invece che sarebbe indispensabile giudicare con il senno del prima, se vogliamo che la mattanza finisca.

Giovanni Gamalero, Alessandria

Devo darle ragione, purtroppo. Il carcere, di cui in Italia si fa un orribile abuso, è sino a oggi la sola difesa efficace contro gli stalker pesanti, la cui pericolosità sia stata accertata, e nel caso di Mohamed Naceur Saadi, c’era addirittura una condanna a 5 anni e 4 mesi per maltrattamenti, lesioni aggravate e violenza sessuale nei confronti della moglie. I domiciliari, i braccialetti e il divieto di avvicinamento sono provvedimenti che non disarmano la patologia di un rabbioso marito come questo. E anzi lo eccitano e lo preparano all’offesa peggiore che, covata, alimentata, bramata, è infatti arrivata come la furia di un fiume gonfiato sino all’esondazione. Dopo un anno di carcere preventivo, con la sentenza gli erano stati concessi i domiciliari e, con la cavigliera elettronica, due ore di permesso, due volte alla settimana, per fare la spesa e cercare un lavoro. Se una facile saggezza si vuole dunque evocare parlerei di sottovalutazione della pesante ossessione del marito assassino che, dopo averla uccisa a coltellate, ha preso la macchina della sua povera moglie e si è suicidato lanciandosi contro un grosso camion. Non viene in mente il senno del poi ma la mancata prevenzione e addirittura l’omissione di soccorso nei confronti della vittima e persino del suo disgraziato carnefice.

Caro Merlo, parecchi — lei compreso — tornano a citare le “convergenze parallele” come un caso proverbiale di idee confuse. Vecchio militante dc (tessera 1963) sono convinto, invece, che il concetto era chiaro e ragionevole, solo che era espresso con parole sbagliate. Voleva dire “convergenza reciproca” o “paritaria”. Qualche pedante malizioso fece finta di non aver capito e tutti gli sono andati dietro. Si dovrebbe rendere l’onore alla chiarezza del suo pensiero.

Pier Giorgio Lignani, Perugia

Moro non era chiaro neppure quando diceva buongiorno. In un congresso della Dc parlò per otto ore senza che nessuno lo capisse. E la famosa frase sulle convergenze parallele non la pronunciò mai, anche se è quella che più lo riassume. La si deve a Eugenio Scalfari sull’Espresso: “Il governo geometrico”, 24 luglio 1960. Non solo Moro non smentì, ma «non so nemmeno — disse — se l’espressione l’ho mai pronunciata o se mi è stata attribuita». Secondo Mino Martinazzoli «sostanzialmente autenticò la balla perché l’espressione gli somigliava». Scalfari disse che era «una cineseria».


Leggi i commenti