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Sono cardinali, non magnaccioni. Ulisse in un G20 di “giganti nani”

Città del Vaticano, 26 aprile: i cardinali ai funerali di papa Francesco 

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Posta e risposta di giovedì 1 maggio 2025
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Caro Merlo, leggo e ascolto commenti di grande sorpresa perché i cardinali escono la sera con la tonaca nera e non porpora per abbandonarsi ai più sfrenati vizi: vanno a cena intorno al Vaticano. Che scoop, un cardinale tedesco addirittura beveva un bicchiere di bianco, altri papabili oltre a amatriciana e carbonara si permettono il lusso di una porzione di abbacchio o di un pesce ai ferri su lussuose tovagliette di carta gialla, prima di rientrare alle ore piccole cioè le 21-21,30. Dove andremo a finire di questo passo?

Manuel Orazi, Macerata

È vero, i cardinali sono raccontati come gli affamati avvinazzati della “società dei magnaccioni”. Va bene che Francesco accusò la Curia di vivere come «faraoni» negli attici e abbassò i loro stipendi, ma la carbonara, il vino dei Castelli e le bottigliette del minibar non sono il Barbaresco di Gaja, la carne fassona, il tartufo del Perigord e il foie gras a dadini che (forse) è cibo da faraoni. Non mi pare che Parolin, Zuppi, il filippino T…

Caro Merlo, leggo e ascolto commenti di grande sorpresa perché i cardinali escono la sera con la tonaca nera e non porpora per abbandonarsi ai più sfrenati vizi: vanno a cena intorno al Vaticano. Che scoop, un cardinale tedesco addirittura beveva un bicchiere di bianco, altri papabili oltre a amatriciana e carbonara si permettono il lusso di una porzione di abbacchio o di un pesce ai ferri su lussuose tovagliette di carta gialla, prima di rientrare alle ore piccole cioè le 21-21,30. Dove andremo a finire di questo passo?

Manuel Orazi, Macerata

È vero, i cardinali sono raccontati come gli affamati avvinazzati della “società dei magnaccioni”. Va bene che Francesco accusò la Curia di vivere come «faraoni» negli attici e abbassò i loro stipendi, ma la carbonara, il vino dei Castelli e le bottigliette del minibar non sono il Barbaresco di Gaja, la carne fassona, il tartufo del Perigord e il foie gras a dadini che (forse) è cibo da faraoni. Non mi pare che Parolin, Zuppi, il filippino Tagle e neppure i conservatori Burke, Sarah e Turkson somiglino ai “dodici cesari” di Svetonio (Zanichelli) che, avidi di bere e mangiare, morirono scannati o avvelenati dal fungo ovulo, come il goloso Claudio. La “verità rivelata” è che gricia e abbacchio sono cucina popolare “alla Francesco”, mentre “se magna, eh!”, forse più del vaffa, esce dalla panza del peggiore populismo. Non invoco rispetto per i cardinali-faraoni, che non possono certo mangiare solo cicoria e pane secco, ma quando ho sentito Carlo Romeo, nella rassegna di Radio Radicale, leggere dai quotidiani la frase “ci siamo spazzolati due carciofi alla romana che non ti dico”, ho pensato: “poveri faraoni” ridotti ai carciofi bolliti e agli spaghetti scotti delle trattorie romane per turisti dove si respira odore di topo fritto. Forse ispirato dalla vecchia foto del cardinal Tonini con Bertinotti e la signora Lella, li immaginavo a far sfoggio di latino nelle cene esclusive di gamberi rossi di Mazara e “San Pietro all’acqua pazza”, nelle terrazze private che a Roma sono i freschi “sotterranei” del mezzo cielo del potere. Memore delle esequie della “regina dei salotti” Maria Angiolillo, celebrate dallo stesso cardinale Re, che ha officiato i funerali del Papa dei poveri e andava alle feste di Mario D’Urso con la Valeriona Marini, non riesco a credere che siano finiti al brodo con dentro il dito del cameriere. E va bene che la tavola è il luogo fisico dei “tarallucci e vino”, che è la famosa mediazione all’italiana, ma è un po’ troppo immaginare lo Spirito Santo in trattoria e un nuovo Papa all’amatriciana.

Caro Merlo, concordo: questi grandi della terra sono “giganti nani”, iracondi e tontoloni come Polifemo. Dov’è Nessuno?

Bernardo Coccoli, Roma

Troppo piccolo come gigante e troppo grande come uomo, Polifemo era, secondo gli archeologi, un elefante nano. Si rimpicciolisce così anche il polýtropos Ulisse che si fa catturare da un Dumbo un po’ suonato. Spero che Christopher Nolan ambienti The Odyssey nell’oggi o nel futuro, in un bel G20 di giganti-nani da fine del mondo.


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