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Un Gabibbo ai flop investigativi Mistagogia e poesia del diavolo

Il fotomontaggio fatto dalla sorelle Cappa dopo la morte della cugina Chiara Poggi 

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Posta e risposta del 16 maggio 2025
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Caro Merlo, si parla di “doppio colpo di scena” a proposito del delitto di Garlasco. Solo dopo che Stasi ha quasi finito di espiare la condanna a 16 anni si pensa a dragare il canale dove poteva essere finita l’arma del delitto? E poi, ancora, veniamo informati che il team di educatori e psicologi del carcere di Bollate aveva descritto il detenuto Emanuele Di Maria, che aveva un permesso di lavoro esterno, come persona “equilibrata che non presenta scompensi psichici”. Poi però l’“equilibrato” ha accoltellato un compagno, ucciso l’amica e si è gettato dal Duomo. Dopo anni di denunce, solo adesso si riconosce che Liliana Resinovich non si è suicidata, cosa evidente fin dall’inizio. Qualcosa di surreale accomuna molte vicende investigative e giudiziarie degli ultimi tempi, come se fossero racconti alla Buzzati. Dobbiamo preoccuparci? Possiamo fidarci dei nostri investigatori e magistrati?

Mirella Serri

Non possiamo fidarci degli investigatori, purtroppo, e non da ora. Dal bandito Gi…

Caro Merlo, si parla di “doppio colpo di scena” a proposito del delitto di Garlasco. Solo dopo che Stasi ha quasi finito di espiare la condanna a 16 anni si pensa a dragare il canale dove poteva essere finita l’arma del delitto? E poi, ancora, veniamo informati che il team di educatori e psicologi del carcere di Bollate aveva descritto il detenuto Emanuele Di Maria, che aveva un permesso di lavoro esterno, come persona “equilibrata che non presenta scompensi psichici”. Poi però l’“equilibrato” ha accoltellato un compagno, ucciso l’amica e si è gettato dal Duomo. Dopo anni di denunce, solo adesso si riconosce che Liliana Resinovich non si è suicidata, cosa evidente fin dall’inizio. Qualcosa di surreale accomuna molte vicende investigative e giudiziarie degli ultimi tempi, come se fossero racconti alla Buzzati. Dobbiamo preoccuparci? Possiamo fidarci dei nostri investigatori e magistrati?

Mirella Serri

Non possiamo fidarci degli investigatori, purtroppo, e non da ora. Dal bandito Giuliano a piazza Fontana, da Pasolini a Meredith, da Yara a Avetrana, tutto si mescola nel catalogo delle revisioni e dei rifacimenti, del fine processo mai. Portella della Ginestra e il cielo di Ustica, Amanda e Emanuela Orlandi, Bossetti, Bozzoli, via Poma… sono mille i nomi della coscienza- spazzatura dove ciclicamente qualcuno finisce al rogo e un colpevole si scopre innocente. Forse dovremmo trattare questo marasma di giustizia-spettacolo con i metodi dello spettacolo di Hollywood e assegnare, per esempio, ai tre diversi e consecutivi casi che lei segnala come letteratura alla Buzzati, gli anti Oscar, i contro-premi Strega. E marchiare con un gabibbo giudiziario i nomi e i cognomi del sottosopra, ciclicamente montato non dai soliti giornalisti pistaroli e complottisti che fiutano borse nere e inseguono trattative stato-mafia, ma dagli investigatori di professione, come quelli dei clamorosi flop di Garlasco, di Bollate, di Liliana Resinovich.

Caro Merlo, Papa Prevost vuole recuperare, ha detto, il senso del mistero, il primato di Dio, il digiuno, la penitenza, la “mistagogia”. Mi piace la mistagogia.

Luigina Grimaldi, Firenze

La mistagogia è la parola misteriosa che protegge e esalta il mistero. Direi che è il contrario della trasparenza che era stata imposta al Vaticano da papa Francesco, un po’ come la glasnost che Gorbaciov impose all’Unione Sovietica. Persino i complotti contro il papa erano trasparenti in un Vaticano senza più il mistero, che non era solo il luogo comune di una immensa letteratura, ma uno dei fondamenti della sua grandezza. Può vivere una teocrazia senza mistero? Vedremo se con il nuovo papa torneranno i sotterranei del Vaticano che ispirarono Gide e anche i peccati ritroveranno la poesia del demonio.

Caro Merlo, Merz ha annunciato che la Germania costruirà l’esercito “più forte d’Europa”. È un linguaggio di guerra che piacerà ai tedeschi sempre più tentati dalla destra?

Ennio Grallini, Pavia

Ha sostituito il “si vis pacem, para bellum” con “vogliamo difenderci per non doverci difendere” dove non ci sono più guerra e pace, ma c’è solo la difesa. Non è un’ipocrisia, ma potrebbe diventarlo.

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