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Sinner e Bergoglio, i due sconfitti. E l’Italia non perdona il successo

Roma, 18 maggio: Carlos Alcaraz festeggia la vittoria su Jannik Sinner agli Internazionali di tennis 

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Posta e risposta di martedì 20 maggio 2025
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Caro Merlo, sinnerismi: gli italiani perdonano tutto, tranne il successo, diceva un tale Enzo Ferrari con il difetto di avere una visione lunga.

Daniele Mosconi, Fondi (Latina)

Sinner è stato “finalmente” battuto due volte, dal clostebol e da Alcaraz; e di papa Francesco, ora che è morto, dicono che “era vecchio e malato” anche nel pensiero. Cambiano le roboanti metafore e subiscono ingenerosi correttivi le iperboli di una retorica nazionale che era stata, per entrambi, fuori misura, con un aggettivo che li accomunava — il Papa e il campione — nello sproposito: “divino”. Spero che queste momentanee battute d’arresto, che forse saranno presto rimediate, servano comunque a mettere in guardia Sinner sulla specialità italiana di amare smisuratamente i vincitori, ma solo finché vincono, e poi accompagnarne il declino a pernacchie. Peggiore e irrimediabile è il ridimensionamento di Bergoglio soprattutto nel paragone con il nuovo Papa di cui invece, dopo meno di due settimane, si esaltano …

Caro Merlo, sinnerismi: gli italiani perdonano tutto, tranne il successo, diceva un tale Enzo Ferrari con il difetto di avere una visione lunga.

Daniele Mosconi, Fondi (Latina)

Sinner è stato “finalmente” battuto due volte, dal clostebol e da Alcaraz; e di papa Francesco, ora che è morto, dicono che “era vecchio e malato” anche nel pensiero. Cambiano le roboanti metafore e subiscono ingenerosi correttivi le iperboli di una retorica nazionale che era stata, per entrambi, fuori misura, con un aggettivo che li accomunava — il Papa e il campione — nello sproposito: “divino”. Spero che queste momentanee battute d’arresto, che forse saranno presto rimediate, servano comunque a mettere in guardia Sinner sulla specialità italiana di amare smisuratamente i vincitori, ma solo finché vincono, e poi accompagnarne il declino a pernacchie. Peggiore e irrimediabile è il ridimensionamento di Bergoglio soprattutto nel paragone con il nuovo Papa di cui invece, dopo meno di due settimane, si esaltano i dettagli e i segnali più ovvi e banali — “amore e unità”: ma va? — come fossero i consolidati ricami di una nuova tela geopolitica, a partire da Kiev e Gaza, in contrapposizione a quella che dal 2013 tesseva il suo predecessore. È ovvio che la Chiesa abbia intronizzato Leone XIV con una scenografia subito trionfale, ma colpisce, nel mondo laico, il sottile e veloce tradimento di Francesco, finalmente sconfitto come Sinner ma, a differenza di Sinner, per sempre.

Caro Merlo, dissacrando la battuta di Moretti sul “mi si nota di più se vado o non vado”, lei ha commesso un sacrilegio ideologico che potrebbe non venirle perdonato, anche se è vero che quella battuta “è una boiata pazzesca” perché, come ha scritto Valter Vecellio “gli assenti hanno sempre torto”.

Laura Traverso, Genova

La battuta di Moretti è simpatica perché (finché) segnala i paradossi del narcisismo, ma presa sul serio, ripeto, è una boiata pazzesca. Negarsi, sottrarsi è il modo peggiore di perdere, come ha fatto notare Valter Vecellio a Giorgia Meloni, che morettianamente non era andata al vertice di Tirana dei volenterosi e si è infatti affrettata a recuperare. Non partecipare e escludersi significa non contare.

Caro Merlo, l’invito della segretaria della Cisl Daniela Fumarola a non andare a votare al prossimo referendum, dove quattro dei cinque quesiti riguardano il lavoro, è un altro assist al governo di destra. È legittima la contrarietà alle proposte dei quesiti referendari, ma inopportuno, anzi pericoloso, auspicare il non raggiungimento del quorum, screditando uno strumento di democrazia diretta previsto dalla Costituzione. Voglio parlare anche della Cisl di Rieti, della quale sono stato segretario generale fino al 2012. Si parla tanto di sicurezza del lavoro, ma proprio la nuova sede della Cisl di Rieti non sembrerebbe in regola con le vigenti disposizioni di legge, carente persino di uscite di sicurezza e di accessi per i disabili.

Bruno Pescetelli, già segretario generale Cisl Rieti

Tradire il lavoro è sempre ingiusto, ma è odioso il tradimento di chi lo difende.


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