Caro Merlo, lei che conosce così bene l’Etna e soprattutto la sa raccontare, non ha però parlato del vino dell’Etna che, troppo amato o troppo odiato, ha attirato anche un grande piemontese come Angelo Gaja, che lei ha definito” il Mozart del vino”. È il vino di Polifemo?
Laura Traverso, Genova
Il vino con cui Ulisse ubriacò Polifemo non era vino dell’Etna, veniva della Tracia, ma era terribile proprio com’era il vino dell’Etna quando io ero ragazzo: “Poiché cibasti umana carne, vino / bevi ora, e impara, qual su l’onde salse/ bevanda carreggiava il nostro legno”. Ulisse insegna a Polifemo a bere, e chissà se anche a coltivare, vino per bruti, com’era quel gigante nano, “il bestione-cafone — scrive un memorabile Marino Niola — che per i Greci è il campione dell’inumanità, e finisce bellamente uccellato da Ulisse, che gli offre vino purissimo, prodotto dal figlio del sacerdote di Apollo. Le istruzioni per l’uso consigliano di mescolare una dose di questo fuoco liquido con venti d’ac…
Caro Merlo, lei che conosce così bene l’Etna e soprattutto la sa raccontare, non ha però parlato del vino dell’Etna che, troppo amato o troppo odiato, ha attirato anche un grande piemontese come Angelo Gaja, che lei ha definito” il Mozart del vino”. È il vino di Polifemo?
Laura Traverso, Genova
Il vino con cui Ulisse ubriacò Polifemo non era vino dell’Etna, veniva della Tracia, ma era terribile proprio com’era il vino dell’Etna quando io ero ragazzo: “Poiché cibasti umana carne, vino / bevi ora, e impara, qual su l’onde salse/ bevanda carreggiava il nostro legno”. Ulisse insegna a Polifemo a bere, e chissà se anche a coltivare, vino per bruti, com’era quel gigante nano, “il bestione-cafone — scrive un memorabile Marino Niola — che per i Greci è il campione dell’inumanità, e finisce bellamente uccellato da Ulisse, che gli offre vino purissimo, prodotto dal figlio del sacerdote di Apollo. Le istruzioni per l’uso consigliano di mescolare una dose di questo fuoco liquido con venti d’acqua. E invece il babbione con un occhio solo se lo tracanna superconcentrato. E passa improvvisamente dal vedere la metà al vedere doppio. Per poi finire accecato, dalla sua ingordigia ferina, prima ancora che dal palo ardente che Ulisse gli conficca nella pupilla”. Da almeno un paio di decenni, gli etnei ci stanno provando a sbrutalizzare il vino, ed è vero che pure Angelo Gaja se n’è innamorato dell’Etna anche se sospetta che in Sicilia il vino sia stato troppo finanziato: “apparentemente aiutano l’artigiano, ma in realtà lo danneggiano”. E bisogna governare anche i danni del sole, ben più forte di quello che Dante — sommo sommelier — vedeva a San Geminiano: “Guarda il calor del sol che si fa vino,/ giunto a l’omor che dalla vite cola”. Qualche anno fa esplose il marketing delle cantine di famiglia, pubblicizzate da belle e raffinate signore, con i capelli e gli occhi neri, fotografate in genere sotto un ulivo secolare… Anche per il buon vino ci vuole tempo.
Caro Merlo, mi si nota di più se non vado o se vado e non voto?
Rocco Rinaldi
Non so lei, ma Giorgia Meloni sa come farsi notare.
Caro Merlo, il non voto danneggia anche te. Digli di smettere.
Gaspare Barraco, Marsala.
I sondaggi dicono che diventano sempre di più quelli che hanno deciso di smettere.
Caro Merlo, “sfondare una porta aperta”. Ghigliottina?
Maria Claudia Corradi, Roma
È un ossimoro, come il “voto un non voto” di Giorgia Meloni. La storia d’Italia è storia di ossimori, dall’imperialismo straccione alle convergenze parallele, dal partito di lotta e di governo allo statista mafioso, sino, appunto, al voto non voto. Le sintesi impossibili sono il piatto forte della nostra identità e le porte che sfondiamo sono solo quelle aperte. Ghigliottina negata.
Salve, ma come facevamo prima a vivere senza usare per tutto “è iconico”? Posso proporre con urgenza “ghigliottina” ?
Clara Palladino, Roma
È la ghigliottina più invocata e più eseguita, ma “iconico” ha mille teste e ogni volta che ne tagli una ne nascono altre due.