Caro Merlo, si è parlato molto del caso della consigliera della Garbatella Pd passata a FdI, meno del “nuovo” Vincenzo De Luca che, costretto dal Pd a non ricandidarsi, si è buttato, aggiornando Totò, sui 5 stelle, al punto da sembrare, soprattutto in politica estera, un replicante di Giuseppe Conte. Mi piaceva il De Luca di prima che ai trasformisti e dunque al De Luca di oggi diceva: «Siamo un Paese che ha la memoria corta. Ma come diavolo è possibile?». Già, com’è possibile che ora De Luca parli come Conte? Mai l’avevo sentito così impacciato come nella difesa dell’esibizione a Caserta del direttore d’orchestra putiniano Valery Gergiev. Se mi permette il romanesco: aridatece er Cacicchio de Napoli.
Giulia Azzariti, Roma
È vero, il Trasformismo, da Depretis sino a Giuseppe Conte e ora a Vincenzo De Luca, in un crescendo di pittoresco lungo 149 anni, compone uno straordinario canovaccio della commedia dell’arte, a tal punto carattere e metodo della cattiva politica da cancellare an…
Caro Merlo, si è parlato molto del caso della consigliera della Garbatella Pd passata a FdI, meno del “nuovo” Vincenzo De Luca che, costretto dal Pd a non ricandidarsi, si è buttato, aggiornando Totò, sui 5 stelle, al punto da sembrare, soprattutto in politica estera, un replicante di Giuseppe Conte. Mi piaceva il De Luca di prima che ai trasformisti e dunque al De Luca di oggi diceva: «Siamo un Paese che ha la memoria corta. Ma come diavolo è possibile?». Già, com’è possibile che ora De Luca parli come Conte? Mai l’avevo sentito così impacciato come nella difesa dell’esibizione a Caserta del direttore d’orchestra putiniano Valery Gergiev. Se mi permette il romanesco: aridatece er Cacicchio de Napoli.
Giulia Azzariti, Roma
È vero, il Trasformismo, da Depretis sino a Giuseppe Conte e ora a Vincenzo De Luca, in un crescendo di pittoresco lungo 149 anni, compone uno straordinario canovaccio della commedia dell’arte, a tal punto carattere e metodo della cattiva politica da cancellare anche qualche identità importante com’è quella di Vincenzo De Luca. Hanno infatti perso fascino le sue colorite invettive e, come Conte, anche De Luca ormai si ingoffa e si imbroglia. Così, mentre difende il direttore d’orchestra Valery Gergiev, De Luca lo denunzia con gli stessi argomenti della vedova di Navalny. De Luca dice infatti che non permettergli di dirigere il 27 luglio a Caserta, come ha appunto chiesto su Repubblica Julija Navalnaja, sarebbe «un’interruzione del dialogo con Putin» perché la sua esibizione «aiuta la pace». E va bene che tiene famiglia, ma i cacicchi meridionali non possono permettersi di perdere l’identità, pittoresca e spavalda, ma unica. Invece, dal confronto con Conte De Luca è uscito contizzato: «Putin è colpevole e rimane colpevole — dice — ma l’Occidente non è innocente perché non ha fatto nulla per impedire l’invasione dell’Ucraina e l’espansione della Nato».
Povero De Luca, si è rotto l’incantesimo e, come quei sacerdoti che, sospesi a divinis, continuano a impartire i sacramenti, non ha più il carisma e la grazia, e non solo quando goffamente benedice come suo successore Fico, che chiamava «il moscio» e «la mezza pippa». De Luca si appassisce anche quando il gioco sembrerebbe più “alto” e più facile, come sull’arte che vola appunto più “alta” del fanatico putinismo di Valery Gergiev.
Confesso che, comunque, sarebbe meglio avere torto con Navalnaja che ragione con Putin, ma grazie a De Luca non c’è bisogno di aiutarsi con i paradossi. De Luca non si appella infatti alla neutralità dell’arte, alla forza della musica che sta sopra le idee e sopra anche i comportamenti dello stesso artista, ma alla comunicazione con Putin, «in un momento in cui con Putin stanno parlando tutti quanti, da Macron a Trump, agli inviati di Trump, con grande cordialità. Cosa proponete? Di chiudere anche i canali di comunicazione con Putin?». Ebbene se far suonare Gergiev ha lo scopo di “tenere aperto il canale con il dittatore” attraverso un suo ambasciatore, un suo complice, allora ha mille volte ragione la vedova di Navalny. Se la musica è questa, meglio non sentirla.