Caro Merlo, sono nata a Napoli nel 1963, l’anno in cui uscì “Le mani sulla città” di Rosi, un cult per mio padre ingegnere. Vivo a Milano dal 1988, ben prima del rinnovamento urbanistico che ora è sotto accusa. Ho visto Milano crescere e cambiare in meglio al punto che forse oggi la sua bellezza urbana mette soggezione e, come Londra e Parigi, espelle i poveri, ma sicuramente non somiglia all’estetica della speculazione di quel film che piaceva a papà.
Laura Bianchetti, Milano
Non entro nel merito dell’inchiesta, della quale per ora si capisce solo l’impianto generale. Ho rivisto da poco Le mani sulla città di Rosi e anche a me pare che l’orribile edilizia dei palazzi di speculazione degli anni sessanta non somigli, neppure alla lontana, alla piazza Aulenti e a Porta Nuova, dove si cammina con il naso all’insù per via degli edifici a elica che si attorcigliano in un barocco moderno. I grattacieli sono belli, il Bosco Verticale di Stefano Boeri, che fu accolto come uno strampalato c…
Caro Merlo, sono nata a Napoli nel 1963, l’anno in cui uscì “Le mani sulla città” di Rosi, un cult per mio padre ingegnere. Vivo a Milano dal 1988, ben prima del rinnovamento urbanistico che ora è sotto accusa. Ho visto Milano crescere e cambiare in meglio al punto che forse oggi la sua bellezza urbana mette soggezione e, come Londra e Parigi, espelle i poveri, ma sicuramente non somiglia all’estetica della speculazione di quel film che piaceva a papà.
Laura Bianchetti, Milano
Non entro nel merito dell’inchiesta, della quale per ora si capisce solo l’impianto generale. Ho rivisto da poco Le mani sulla città di Rosi e anche a me pare che l’orribile edilizia dei palazzi di speculazione degli anni sessanta non somigli, neppure alla lontana, alla piazza Aulenti e a Porta Nuova, dove si cammina con il naso all’insù per via degli edifici a elica che si attorcigliano in un barocco moderno. I grattacieli sono belli, il Bosco Verticale di Stefano Boeri, che fu accolto come uno strampalato capriccio, è una delle architetture più premiate e più imitate nel mondo. Il quartiere Isola è la casa del jazz, la notte pulita degli artisti, e poi la Galleria, la Darsena…. “L’incontrollata espansione edilizia” denunziata dalla Procura, rispetto alla Napoli delle Mani sulla città, è un altro pianeta. Eppure, in un solo giorno, le cronache sono tornate al linguaggio del 1963: il grande immobiliarista è il palazzinaro, il re del mattone; l’architetto è il profittatore che dà una forma nobile, anche politica, alla speculazione, al familismo, ai soliti sporchi interessi, e con i tecnici, con gli assessori e con gli studi legali, tutti insieme sono la cricca dei trafficanti che arraffa parcelle e permessi, gonfia volumetrie, occupa spazi proibiti. È possibile che la rinascita di Milano sia stata governata da un comitato d’affari, una cricca appunto, ma è persino possibile che questa banda di briganti abbia fatto un buon lavoro.
Caro Merlo, davvero De Luca controlla i voti del Pd in Campania al punto da trasferirli a Fico?
Rosa Belluso, Fiuggi
Secondo me no, e lui lo sa. Quello di De Luca è un elettorato in fuga, anche verso destra. Non ci sono più i cacicchi di una volta.
Caro Merlo, mettiamo un elegante fondale giallo-azzurro dietro al palco d’orchestra, a Caserta, e vediamo cosa succede.
Lorella Ponzio, Brescia
Non c’è bisogno di appendere materialmente sul palco la bandiera dell’Ucraina. Credo che al direttore-oligarca Valery Gergiev non convenga più suonare a Caserta, dove non riuscirebbe comunque a liberarsi del blu e del giallo, come Lady Macbeth non riusciva a lavarsi dalle mani il sangue che non c’era.
Caro Merlo, in Toscana Conte non vorrebbe la ricandidatura di Giani in quanto occorrono “cambiamento e discontinuità”. Se il Pd avesse proposto un nuovo candidato, Conte avrebbe preteso “continuità e non cambiamenti”.
Alessandro Cipriani, Fara in Sabina (Rieti)
Eugenio Giani è il candidato vincente in Toscana e dunque Conte, dopo averlo barattato con chissà chi e chissà dove, dovrà rassegnarsi a vincere.