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Gergiev e i surrogati dell’arte. Tutti nella tenda degli sfollati

Milano, 19 luglio: una protesta contro Valery Gergiev (afp)

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Posta e risposta di mercoledì 23 luglio 2025
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Caro Merlo, per fortuna il caso Gergiev si è risolto in maniera positiva. Grazie anche all’intervento del ministro Giuli, il prode Valery, grande protagonista del panorama sinfonico mondiale, ma anche grande sostenitore delle scelleratezze di Putin, se ne starà a casa sua con la bacchetta in mano. Sulla vicenda da noi si è accesa una confusa discussione. Chi voleva difendere il direttore e lo voleva a Caserta lo ha insensatamente paragonato a Dostoevskij o a Céline, confondendo l’autore di un’opera con un esecutore, per quanto brillante. Come dire che un prof di filosofia è un filosofo o che un magistrato è un giurista. Non sarà che oggi i grandi artisti scarseggiano in tutti i campi e si fa salire sul podio dell’artista anche chi non lo è?

Mirella Serri

In questa pappa di surrogati noi italiani eleviamo subito, con una generosità di superlativi, l’esecutore di Stravinskij e Prokofiev al livello di Stravinskij e Prokofiev. E viviamo infelicemente di similpelle, imitazioni, sostituti…

Caro Merlo, per fortuna il caso Gergiev si è risolto in maniera positiva. Grazie anche all’intervento del ministro Giuli, il prode Valery, grande protagonista del panorama sinfonico mondiale, ma anche grande sostenitore delle scelleratezze di Putin, se ne starà a casa sua con la bacchetta in mano. Sulla vicenda da noi si è accesa una confusa discussione. Chi voleva difendere il direttore e lo voleva a Caserta lo ha insensatamente paragonato a Dostoevskij o a Céline, confondendo l’autore di un’opera con un esecutore, per quanto brillante. Come dire che un prof di filosofia è un filosofo o che un magistrato è un giurista. Non sarà che oggi i grandi artisti scarseggiano in tutti i campi e si fa salire sul podio dell’artista anche chi non lo è?

Mirella Serri

In questa pappa di surrogati noi italiani eleviamo subito, con una generosità di superlativi, l’esecutore di Stravinskij e Prokofiev al livello di Stravinskij e Prokofiev. E viviamo infelicemente di similpelle, imitazioni, sostituti: i magistrati li chiamiamo giuristi, gli orchestrali sono musicisti, e sono filosofi i professori di filosofia che, spiegandoci Heidegger, diventano Heidegger. Ma solo ai grandi artisti e non ai loro surrogati si possono perdonare le miserie. A Céline perdoniamo persino l’antisemitismo. E il 12 luglio scorso, quando piazza San Marco si è tinta di rosso perché “hanno ammazzato compari Turiddu”, la bellezza della Cavalleria rusticana rendeva insignificante il fascismo di Mascagni. Ed è vero che Dostoevskij e Achmatova sono russi e non potremmo mai fare a meno di loro e boicottarne lo studio, come qualche fanatico ha provato a fare. E però Gergiev non è come loro, non appartiene alla grande arte russa, non è Cajkovskij né Musorgskij pur essendo un bravo interprete delle loro musiche. Certo l’esecutore è importante, ma neppure Glenn Gould diventava Bach pur essendone un interprete così speciale che forse non ha uguali. E chi se ne importa se Brecht era comunista quando vediamo La vita di Galileo? Ma perché mai, invece, dovremmo perdonare le complicità di un oligarca con il suo dittatore macellaio? Ci sono altri direttori russi che non si sporcano così tanto con il regime. E neppure nell’incanto di Caserta l’esecutore della sinfonia della Forza del destino di Verdi sarebbe diventato Verdi.

Caro Merlo, Franceschini vuol mettere d’accordo i centristi, che nascono come funghi. A Italia Viva di Renzi, Azione di Calenda e Liberal di Marattin, si sono aggiunti i Più uno di Ruffini, i pacifisti di Tarquinio, i civici dell’assessore romano Onorato.

Rocco Rea, Arce-Frosinone

Renzi e Franceschini la chiamano la “tenda”, e c’è anche Bettini, che la allarga a “tendone”. Nessuno ricorda che due anni fa gli studenti, come sempre in rivolta, montavano le tende davanti alle università. Con i centristi, torna la tenda degli sfollati e dei terremotati, del Circo di Fellini, quello dei clown e dei domatori.

Caro Merlo, non trova che l’intercalare “in questo nostro disgraziato paese” sia da ghigliottinare?

Marcella Valeri, Pisa

Ghigliottina anche nella variante del “disastrato” paese.


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