Caro Merlo, un recente documento dell’Accademia dei Lincei (25 luglio) affronta il tema della “morte volontaria medicalmente assistita”. Si definisce la “volontà” di chi soffre in modo insopportabile come una “questione squisitamente giuridica”, al di là delle prospettive della “filosofia o delle neuroscienze” (e la psicologia? la religione?). Così un Istituto preposto allo sviluppo delle Scienze fisiche, matematiche e naturali e delle Scienze morali (le due “classi” in cui l’Accademia si articola) diventa un Tribunale, tant’è che quel documento, pieno di riferimenti a codici e sentenze, è comprensibile solo da un giurista o un avvocato. Proprio in questi giorni ho letto le umane parole di Martina Oppelli e Laura Santi sulla dignità della persona, sul loro amore per la vita e sulla loro ultima tormentata scelta. Ma nei tribunali si sfogliano i codici e così Martina ha dovuto trasferirsi nell’accogliente Svizzera, mentre Laura è potuta rimanere nella sua bella Umbria. Decisioni squisit…
Caro Merlo, un recente documento dell’Accademia dei Lincei (25 luglio) affronta il tema della “morte volontaria medicalmente assistita”. Si definisce la “volontà” di chi soffre in modo insopportabile come una “questione squisitamente giuridica”, al di là delle prospettive della “filosofia o delle neuroscienze” (e la psicologia? la religione?). Così un Istituto preposto allo sviluppo delle Scienze fisiche, matematiche e naturali e delle Scienze morali (le due “classi” in cui l’Accademia si articola) diventa un Tribunale, tant’è che quel documento, pieno di riferimenti a codici e sentenze, è comprensibile solo da un giurista o un avvocato. Proprio in questi giorni ho letto le umane parole di Martina Oppelli e Laura Santi sulla dignità della persona, sul loro amore per la vita e sulla loro ultima tormentata scelta. Ma nei tribunali si sfogliano i codici e così Martina ha dovuto trasferirsi nell’accogliente Svizzera, mentre Laura è potuta rimanere nella sua bella Umbria. Decisioni squisitamente giuridiche, appunto.
Luciano Mecacci
Caro professor Mecacci, ho letto le sette pagine del documento della prestigiosa Accademia dei Lincei e anche a me pare che gli appelli di Martina e di Laura dicano di più e meglio. Senza mettere in dubbio l’autorevolissima sapienza dei Lincei capisco anche la sua critica all’eccesso di dottrina giuridica che dà un tono sentenzioso al buon senso del finale: “Al di là delle questioni tecnico-giuridiche, in ogni caso, appare irragionevole che una questione sensibile come il fine vita sia oggetto di regolazione differenziata a seconda delle zone del territorio nazionale in cui essa si pone. Peraltro, le iniziative delle quali s’è detto appaiono essere state sollecitate dall’inerzia del legislatore statale, inerzia che, alla luce della messa in mora da parte della Corte costituzionale, non appare più possibile protrarre. Il Parlamento italiano, anzi, potrebbe cogliere la straordinaria occasione istituzionale di adottare una legge equilibrata, compassionevole e prudente allo stesso tempo, che potrebbe essere esemplare nella stessa esperienza giuridica europea, la cui armonizzazione risulta anche su questo delicato terreno opportuna”. Ma va?
Caro Merlo, fun-zio-ne-ra-nno o non-fun-zio-ne-ra-nno? Le cattive azioni non funzionano mai.
Marcella Tassinari, Bari
Le deportazioni in Albania dei richiedenti asilo sono state bocciate da tutti i tribunali. Ma l’elenco delle cattive azioni che funzionano non giustifica il suo ottimismo.
Caro Merlo, sono un pirla perché non vedo Temptation island, C’è posta per te, L’isola dei famosi, La ruota della fortuna, Scommettiamo, Affari tuoi?
Sergio Giucastro, Milano
No. Continui a non guardarli: resistere, resistere, resistere.
Caro Merlo, com’è possibile che una mamma, un’infermiera di 63 anni, nel civilissimo Friuli, uccida il figlio, lo faccia a pezzi per nasconderlo e poi vada tranquillamente a lavorare?
Enrica Nesti, Pistoia
Ci risiamo con i sociologismi. Ho purtroppo già letto profonde riflessioni sulle mamme-mostro e più in generale sulle mamme italiane che non sono più quelle di una volta. La cronaca nera non si commenta.