Caro Merlo, la Juve Stabia di serie B — secondo la magistratura — sarebbe nelle mani della camorra. Si potrebbe fare un’inchiesta tra i tifosi (ma non vale solo per il club di Castellammare) e chiedere loro che ne pensano. E se, a fronte di un mercato di qualità per raggiungere la A, ciò sarebbe un elemento discriminante.
Luca Cardinalini, Marsciano (Perugia)
Forse i camorristi di Castellammare hanno visitato la Mostra sugli stadi al Maxxi di Roma (sino al 9 novembre), raccontati come luoghi a statuto speciale, “stadi d’eccezione” dove l’odio è permesso e tollerato, magari con un risolino ironico, ma sempre chiudendo un occhio in segno d’intesa. Il tifo è un ideale spazio di protezione, sino allo sdoppiamento di identità: camorrista durante la partita e legalitario fuori. Di sicuro il tifoso è nascosto e protetto dalla massa e la sua appartenenza è una malattia che esalta le radici localistiche meglio del quartiere, dell’etnia e della religione. Insomma, se è vero che lo stadio proteg…
Caro Merlo, la Juve Stabia di serie B — secondo la magistratura — sarebbe nelle mani della camorra. Si potrebbe fare un’inchiesta tra i tifosi (ma non vale solo per il club di Castellammare) e chiedere loro che ne pensano. E se, a fronte di un mercato di qualità per raggiungere la A, ciò sarebbe un elemento discriminante.
Luca Cardinalini, Marsciano (Perugia)
Forse i camorristi di Castellammare hanno visitato la Mostra sugli stadi al Maxxi di Roma (sino al 9 novembre), raccontati come luoghi a statuto speciale, “stadi d’eccezione” dove l’odio è permesso e tollerato, magari con un risolino ironico, ma sempre chiudendo un occhio in segno d’intesa. Il tifo è un ideale spazio di protezione, sino allo sdoppiamento di identità: camorrista durante la partita e legalitario fuori. Di sicuro il tifoso è nascosto e protetto dalla massa e la sua appartenenza è una malattia che esalta le radici localistiche meglio del quartiere, dell’etnia e della religione. Insomma, se è vero che lo stadio protegge e nasconde e se il tifo è l’ultima nicchia del nativismo, presto ogni capomafia vorrà la sua squadra con il suo “stadio d’eccezione”.
Caro Merlo, la mamma è sempre la mamma anche quando esagera come mamma Siglinde che dirige Sinner ma le sfugge che in Italia si fa presto a cambiare “partito” e i guadagni del caro figlio stanno facendo straripare l’invidia sociale. Corrado Augias ha detto, lei ha risposto, con Italo Calvino sullo sfondo. Chissà se la signora ha letto “Il visconte dimezzato”. Mezzo, uno e mezzo o due con sette zeri.
Piero Orrù
Nessuno sa quanti sono i reali guadagni di Sinner, ma tutti li contano come il prezzo dell’alto tradimento. Urge una convocazione del tennista al Quirinale per un rispettoso faccia a faccia sulla patria e la matria, che è la traduzione del tedesco Mutterland, terra della madre. Il grande visionario e reazionario tedesco Jünger la contrapponeva alla Vaterland, terra del padre. Sinner non è certo il solo italiano che antepone la Matria alla Patria.
Caro Merlo, riguardo all’italianità di Sinner conosco bene l’Alto Adige delle sue origini. Pur mantenendo i residenti la lingua tedesca, ormai essere italiani non è più in discussione, soprattutto perché come regione autonoma, fare parte dell’Italia offre grandi vantaggi.
Piero Brancali, Ciampino (Roma)
A me pare che molte zone d’Italia non mettano in discussione il far parte dell’Italia pur non sentendosi completamente italiane. Sicuramente il patriottismo è un valore sportivo, come dimostrano le bandiere nazionali sventolate dai tifosi in festa, ma l’amor di patria non si può imporre. Puniamo Sinner per scarso patriottismo? Forse, con il suo carico surreale di verità, lo si potrebbe immaginare in quella vecchia vignetta di Jacovitti dove un uomo con i calzoni abbassati protesta contro l’infermiere che brandisce una grande siringa con l’ago ancora gocciolante: «Cosa mi ha iniettato?». «Un una fiala di siculina» gli risponde il vaccinatore mentre quello rimpicciolisce, i capelli gli diventano neri, gli spuntano la coppola e i baffoni… e Sinner diventa per sempre siciliano.