Caro Merlo, sono decisamente per il No e dunque per me va bene, ma c’è qualcosa di storto in Goffredo Bettini, che è favorevole alla separazione delle carriere e vota contro la separazione delle carriere.
Laura Traverso, Genova
Goffredo Bettini vota il contrario di quel che pensa perché — ha detto — «il voto sul referendum è diventato un sì o un no a Meloni. Non sosterrò una contrapposizione così pesante al Pd che ho contribuito a fondare». La sua posizione di Sì che vota No non è isolata e non è neppure tanto rara. E rilancia la saggezza antica dell’ossimoro italiano che, per esempio, il 2 giugno del 1946 portò a votare monarchia tanti repubblicani che, con Benedetto Croce, erano convinti che l’istituto monarchico avrebbe offerto maggiori garanzie di laicità rispetto alla Repubblica guidata dalla Democrazia cristiana. Votarono monarchia Enrico De Nicola, l’avvocato liberale che fu poi eletto capo provvisorio dello Stato dall’assemblea costituente, e Luigi Einaudi, che fu il primo pre…
Caro Merlo, sono decisamente per il No e dunque per me va bene, ma c’è qualcosa di storto in Goffredo Bettini, che è favorevole alla separazione delle carriere e vota contro la separazione delle carriere.
Laura Traverso, Genova
Goffredo Bettini vota il contrario di quel che pensa perché — ha detto — «il voto sul referendum è diventato un sì o un no a Meloni. Non sosterrò una contrapposizione così pesante al Pd che ho contribuito a fondare». La sua posizione di Sì che vota No non è isolata e non è neppure tanto rara. E rilancia la saggezza antica dell’ossimoro italiano che, per esempio, il 2 giugno del 1946 portò a votare monarchia tanti repubblicani che, con Benedetto Croce, erano convinti che l’istituto monarchico avrebbe offerto maggiori garanzie di laicità rispetto alla Repubblica guidata dalla Democrazia cristiana. Votarono monarchia Enrico De Nicola, l’avvocato liberale che fu poi eletto capo provvisorio dello Stato dall’assemblea costituente, e Luigi Einaudi, che fu il primo presidente della Repubblica. Votarono monarchia anche quei partigiani che con i comunisti si sentivano a disagio come Beppe Fenoglio. Eugenio Scalfari, che nel 1946 aveva 22 anni, votò monarchia: «Perché ero liberale e crociano». E Montanelli: «E chi ha fatto l’Italia se non i Savoia con i loro piccoli e antiquati ma seri eserciti?». E Oscar Luigi Scalfaro: «La bella figura di Vittorio Emmanuele II e l’eroica pagina risorgimentale non si potevano spegnere in noi». Lo stesso fece Gianni Agnelli che aveva 25 anni: «Nel giugno del 1946 non ero più ufficiale ma un giuramento vale sempre. Ricordo che sulla linea gotica i partigiani ci dicevano: ah voi siete gli ufficiali badogliani. E noi: no, siamo soldati al servizio di sua maestà». Insomma, non c’è nulla di imbarazzante nell’ossimorico Bettini, storto sì, ma come lo sono i referendum italiani — tutti — che fanno una domanda, “volete voi la separazione delle carriere?”, e ottengono una risposta sghemba: “no, noi non vogliamo la Meloni”. Penso che i Sì per il No saranno tanti e saranno determinanti.
Caro Merlo, non crede che il prestigio del premio Nobel esca gravemente indebolito dal teatrino di Trump? E la finta assegnazione di Machado, che gli ha ceduto la medaglietta, non somiglia al finto matrimonio di Berlusconi?
Marinella Fumagalli, Milano
Berlusconi chiamava, sorridendo, Marta Fascina “moglie” perché nel suo dizionario sentimentale non c’era la parola “compagna” che chiunque di noi avrebbe usato. Per lui o moglie o… bunga bunga. E però al funerale il falso matrimonio divenne vero quando Marina prese per mano Marta e avanzò insieme a lei, la “vedova”. Il premio Nobel di Trump, invece, è sempre più falso e la gloriosa medaglietta, cambiando di mano, è diventata una patetica patacca. Tuttavia, la contesa non solo non danneggia il premio, ma lo ribadisce e lo rafforza come massima decorazione delle coscienze.
Caro Merlo, cosa può fare l’Europa per difendersi da un uomo che ha perso la testa?
Luigi Raimondi, Marsiglia
L’Europa dovrebbe fermamente tenergli testa senza perdere la testa.