Caro Merlo, il decreto sicurezza premia gli avvocati che ottengono il rimpatrio del loro assistito. Propongo premi anche ai medici che prescrivono meno esami e farmaci e mantengono bassa l’età media dei pazienti.
Maurizio Branchi
Premi al ristorante che serve piatti vuoti, al comandante che abbandona la nave, al tassista che guida a fari spenti nella notte per vedere…
Caro Merlo, Giuseppina Di Foggia come manager è un soggetto misterioso che deve la sua bella carriera pubblica all’amicizia con le sorelle Meloni. Ora per passare da Terna all’Eni voleva una superliquidazione di 7,3 milioni che secondo il ministro Giorgetti non le spetta. Vedremo come finirà, ma questa avidità ha messo in imbarazzo le sue protettrici che le hanno “tolto la fiducia”. Chi è la rana che si crede bue?
Laura Traverso, Genova
Io non so districarmi nel groviglio legale della liquidazione di 7,3 milioni sì-no-trattiamo, ma sospetto che Giuseppina Di Foggia abbia davvero messo nel sacco le sorelle delle quali era…
Caro Merlo, il decreto sicurezza premia gli avvocati che ottengono il rimpatrio del loro assistito. Propongo premi anche ai medici che prescrivono meno esami e farmaci e mantengono bassa l’età media dei pazienti.
Maurizio Branchi
Premi al ristorante che serve piatti vuoti, al comandante che abbandona la nave, al tassista che guida a fari spenti nella notte per vedere…
Caro Merlo, Giuseppina Di Foggia come manager è un soggetto misterioso che deve la sua bella carriera pubblica all’amicizia con le sorelle Meloni. Ora per passare da Terna all’Eni voleva una superliquidazione di 7,3 milioni che secondo il ministro Giorgetti non le spetta. Vedremo come finirà, ma questa avidità ha messo in imbarazzo le sue protettrici che le hanno “tolto la fiducia”. Chi è la rana che si crede bue?
Laura Traverso, Genova
Io non so districarmi nel groviglio legale della liquidazione di 7,3 milioni sì-no-trattiamo, ma sospetto che Giuseppina Di Foggia abbia davvero messo nel sacco le sorelle delle quali era amicissima, dimostrando che una scaltra competenza comunque ce l’ha. Non so quanto sia “esperta”, ma certamente è “sperta”, che è la traduzione di “smart” nel sud Italia, anche se Giuseppina Di Foggia non è nata a Foggia, ma a Roma, un po’ come Nicola Di Bari, che non è nato a Bari, ma a Foggia. La cifra di 7,3 milioni, anche se fosse legittima, sarebbe immorale, e non solo perché il criterio delle nomine meloniane è sempre quello clientelare: per Di Foggia a Terna (e all’Eni) come per Beatrice Venezi alla Fenice. La verità è che se Di Foggia avesse vinto il braccio di ferro e avesse preso, a fine mandato, questa cifra da oligarca russa, non solo Giorgia Meloni non avrebbe più potuto mandarla all’Eni, ma si sarebbe vergognata di lei. Di Foggia meglio dell’opposizione smonta la politica dell’austerità del governo, la retorica del rigore dei conti, dei viaggi per il gas, della battaglia sul patto di stabilità, la feroce campagna che Meloni ha sempre condotto contro i supermanager, non solo di Stato, ma anche quelli privati, come Tavares di Stellantis. Indimenticabile lo slogan: «È finita la pacchia».
Caro Merlo, 43 anni di ferrovie e l’aver partecipato come responsabile dell’amministrazione di Rfi al progetto Alta velocità sotto la guida di Moretti, mi autorizzano a dire la mia sulla questione del Leonardo Express. Pur in pensione, so che l’occupazione manu militari di Fs da parte in particolare della Lega (che ha fatto seguito alla sciagurata gestione Toninelli) ha portato a disastri organizzativi e tecnici difficilmente immaginabili per chi, come me, ha visto e condiviso momenti di impegno esaltante per dare e mantenere al Paese “la metropolitana d’Italia”, con un monitoraggio ossessivo dei singoli treni e un’attenzione spasmodica al servizio. La responsabilità del ministro c’è eccome, e non mi sorprende che la mancata riposta sia in linea con il conte zio manzoniano:«troncare, sopire… sopire, troncare».
Sergio Paglicci, Firenze
Per andare a Fiumicino non c’è solo l’imprevedibile treno. Consiglio i più economici e puntuali pullman.