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Meloni, fischi veri applausi finti. Il terremoto come opera d’arte

Amatrice, 24 agosto: Giorgia Meloni alla commemorazione del decimo anniversario del terremoto (agf)

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Posta e risposta di mercoledì 26 agosto 2026
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Caro Merlo, invidiosi di Trump, Putin e Netanyahu, delizia di psicologi e psichiatri di tutto il mondo, finalmente abbiamo anche noi “un caso psichiatrico”, stile de noantri. Sui social abbondano le perizie e le controperizie su Lavitola.

Luciano Mecacci

Caro professor Mecacci, la psico-banalisi è il solo woke dove si è imprigionata la sinistra italiana. In questo senso, però, il caso Lavitola quasi mi pare, come dice il mio amico Stefano Bonaga, da «sanicomio».

Caro Merlo, c’ero anche io a Taranto a fischiare Giorgia Meloni. Ho visto che ad Amatrice è stata applaudita. Ha meritato fischi e applausi?

Fabio Caffio, Taranto

No, i fischi erano spontanei e gli applausi organizzati. A Taranto, per una volta, Giorgia Meloni era sembrata brava reagendo ai fischi con un sorprendente «capisco il dissenso»: a teatro solo i grandi artisti si inchinano davanti ai fischi, che sono una scuola di carattere. A Amatrice invece il sindaco Cortellesi ha ingenuamente svelato che i contestatori erano stat…

Caro Merlo, invidiosi di Trump, Putin e Netanyahu, delizia di psicologi e psichiatri di tutto il mondo, finalmente abbiamo anche noi “un caso psichiatrico”, stile de noantri. Sui social abbondano le perizie e le controperizie su Lavitola.

Luciano Mecacci

Caro professor Mecacci, la psico-banalisi è il solo woke dove si è imprigionata la sinistra italiana. In questo senso, però, il caso Lavitola quasi mi pare, come dice il mio amico Stefano Bonaga, da «sanicomio».

Caro Merlo, c’ero anche io a Taranto a fischiare Giorgia Meloni. Ho visto che ad Amatrice è stata applaudita. Ha meritato fischi e applausi?

Fabio Caffio, Taranto

No, i fischi erano spontanei e gli applausi organizzati. A Taranto, per una volta, Giorgia Meloni era sembrata brava reagendo ai fischi con un sorprendente «capisco il dissenso»: a teatro solo i grandi artisti si inchinano davanti ai fischi, che sono una scuola di carattere. A Amatrice invece il sindaco Cortellesi ha ingenuamente svelato che i contestatori erano stati individuati: «A palazzo Chigi hanno voluto un report sugli eventuali contestatori». E poi erano stati bloccati: «Ho chiesto alle forze dell’ordine di fermare qualsiasi accenno di contestazione». Aggiungo che l’applauso al potente di turno è dovunque e comunque un imbarazzante ammiccamento ruffiano: «Grazie Giorgia, ci hai onorato»… Ma va. Anche la commozione diventa un imbroglio che degrada i sentimenti. Al contrario il fischio promuove mentre silura, è l’ammissione che sei viva e emozionante e dunque insidiosa e pericolosa. I fischi almeno bisogna meritarli.

Caro Merlo, avevo 16 anni ed ero immatura quando il terremoto dell’Irpinia distrusse la casa dello zio Nicola a Teora. Mi irritava che giornalisti e scrittori trovassero qualcosa di “bello” nelle distruzioni, nelle macerie, nelle rovine. Oggi invece lo capisco e mi sono pure commossa leggendo i giornali perché, ancora dieci anni dopo, la sofferenza di Amatrice ha fascino e dignità di poesia.

Margherita Corrente, Salerno

È inevitabile che nei terremoti la prosa accesa, le foto e i video intensi, propongano l’estetica wagneriana della tragedia, «l’opera d’arte totale» disse Stockhausen a proposito dell’11 settembre. Di Amatrice ricordo, per esempio, la chiesa che qualcuno avrebbe voluto mantenere scoperchiata come l’abbazia di San Galgano — quella della spada nella roccia — a cui il fulmine portò via il soffitto, ed è diventata una bellissima rovina. Ma il ricordo più forte che ho di Amatrice sono Gino e Rita che, accanto a un’ambulanza, si tenevano per mano e mangiavano a morsi una stessa mela. Erano entrambi soli: i genitori di Rita erano ancora dispersi e quelli di Gino erano stati avvolti nei lenzuoli bianchi. Gino mi mostrò una scatoletta con le collane e gli anelli della mamma. Ebbene, quella mattina Gino e Rita decisero di sposarsi e mi fecero giurare che non avrei scritto i loro cognomi. Le statistiche dimostrano che in Irpinia, Sicilia, Friuli… ogni terremoto ha incrementato i matrimoni. Con Gino e Rita, che piangevano e ridevano, abbiamo parlato di sesso, natalità e amore come “beni rifugio”. Ho poi assistito al matrimonio e ancora oggi siamo amici.


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