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L’usciere può fermare Malagò. Che bellezza la peste siberiana

Giovanni Malagò 

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Posta e risposta del 7 ottobre 2026
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Caro Merlo, Malagò non può fare il presidente della Figc e allora si dimette e fa il commissario, in attesa di rifare il presidente. È il gioco di prestigio degli Azzeccagarbugli italiani?

Marco Maristella

Sì. Dobbiamo infatti a Malagò, che è diventato più fantasioso della satira, l’invenzione delle dimissioni-confermative, l’astruseria del presidente che viene commissariato da sé stesso, la detronizzazione come incoronazione, la punizione che lo premia, il trucco del rimosso lasciato al suo posto. In teoria, arricchendo il catalogo delle stravaganze italiane, l’usciere potrebbe fermare sulla porta il ‘decaduto in piedi’, che entrerà dove non può entrare, prevaricando, se non la legge, certamente la logica e forse anche la lingua italiana.

Caro Merlo questo nuovo millennio ci presenta un bel concentrato del peggio vissuto: aspiranti zar, autocrati, dittatori, religiosi sanguinari ed ora è tornata pure la peste di manzoniana memoria. Ma dove possiamo guardare per trovare ancora la bel…

Caro Merlo, Malagò non può fare il presidente della Figc e allora si dimette e fa il commissario, in attesa di rifare il presidente. È il gioco di prestigio degli Azzeccagarbugli italiani?

Marco Maristella

Sì. Dobbiamo infatti a Malagò, che è diventato più fantasioso della satira, l’invenzione delle dimissioni-confermative, l’astruseria del presidente che viene commissariato da sé stesso, la detronizzazione come incoronazione, la punizione che lo premia, il trucco del rimosso lasciato al suo posto. In teoria, arricchendo il catalogo delle stravaganze italiane, l’usciere potrebbe fermare sulla porta il ‘decaduto in piedi’, che entrerà dove non può entrare, prevaricando, se non la legge, certamente la logica e forse anche la lingua italiana.

Caro Merlo questo nuovo millennio ci presenta un bel concentrato del peggio vissuto: aspiranti zar, autocrati, dittatori, religiosi sanguinari ed ora è tornata pure la peste di manzoniana memoria. Ma dove possiamo guardare per trovare ancora la bellezza?

Giuditta Mosetti

A Shelekov in Siberia è morta in ospedale di “polmonite di eziologia sconosciuta” una giovane tecnica di laboratorio che stava studiando il batterio della peste. E’ scattata la più rigorosa quarantena e dunque, nonostante la prudenza e la cautela del linguaggio, questa volta non è passato l’ordine di sottovalutare per rassicurare. Ma come a Wuhan, che fu all’origine dell’epidemia del Covid 19, di nuovo l’ipotesi più probabile è quella di un incidente di laboratorio. Il malessere, il trasferimento in ospedale e la morte consentono di immaginare un contagio già avvenuto. E infatti in Russia si parla di psicosi, vale a dire della nevrosi plebea del “dagli all’untore”, del capro espiatorio. Non so se il mondo saprebbe difendersi dalla peste che, nell’immaginario dell’umanità, è il flagello che più somiglia al giudizio universale. Ma eccomi alla sua domanda: la sola bellezza che riesco a immaginare nella tragedia di una pestilenza è la scoperta che ci sono negli uomini più cose da ammirare che da disprezzare.

Caro Merlo, sono colpito dalla mancanza di fantasia dei percettori, a vario titolo di mazzette. Abbandonato il vecchio materasso, siamo passati dal famigerato pouf all’orologio a pendolo. I veri professionisti però, vedi la truffa a Fideuram, fanno fare al malloppo una serie di giri vorticosi, tra cripto e paradisi finanziari, che rendono quasi impossibile rintracciarli.

Carmelo Morabito

È vero, fanno tenerezza i soldi nascosti di Armao e anche quelli, per la tav, a imbottire il panettone. Neanche lontanamente paragonabili alle truffe, segnano il ritorno alle arcaiche mazzette o tangenti che negli anni d’oro sono state pagate sotto forma di case, barche, il jet privato, la Porsche 911 a noleggio, la Ferrari “in prestito” e poi abiti, viaggi, silicone per imbottire il seno e creme di bellezza, ma pure lauree e posti di lavoro ai figli e alle nuore, e ancora cozze, aragoste, vino, prestazioni sessuali, Rolex, massaggi, lingotti d’oro, quadri, posti di sottogoverno, incarichi pubblici soprattutto nella sanità, sino ai famosi scontrini con la data e la cifra dei pasti e dei pernottamenti, acquisti di mutande, cravatte e serate al casinò con i vip e i semivip e bonifici bancari su conti cifrati ed esteri. Adesso con l’orologio a pendolo si ricomincia da capo.

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