Libertà/Illibertà

La verità vi prego sul Tso

La verità vi prego sul Tso

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Michele Serra mi inoltra una lettera inviata al Venerdì, relativa a un articolo da me pubblicato nella rubrica Libertà/Illibertà sul sito di Repubblica, a proposito di quanto da me scritto sul tema della sofferenza psichica e sul Trattamento sanitario obbligatorio (Tso). Un lettore si esprime così: «Sono in totale disaccordo con le posizioni e l’analisi di Luigi Manconi, per mia durissima esperienza personale». Il vero problema consisterebbe piuttosto «nei ritardi che i servizi di igiene mentale accusano sia nel prendere in carico i malati sia nei successivi interventi, allorché i malati sfuggono alla terapia. Infatti il problema principale della malattia mentale è nel fatto che questi soggetti smettono quasi sempre la terapia, perché nella loro distorta concezione se si curano sono malati, se non prendono le medicine sono sani». Di conseguenza, il Tso «deve essere utilizzato senza se e senza ma quando il malato sfugge al controllo dei servizi».

Leggo questa lettera di chi ha vissuto una esperienza acutamente dolorosa mentre arriva notizia che la Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva la condanna per omicidio colposo a carico di tre agenti della Polizia Municipale e di uno psichiatra, responsabili della morte di Andrea Soldi, avvenuta a Torino il 5 agosto del 2015. Soldi, 45 anni, si era sottratto alla terapia prescrittagli dalla Asl e, in conseguenza di ciò, era stato disposto un Trattamento sanitario obbligatorio. Questo venne eseguito attraverso una modalità che ho chiamato “Codice Floyd” e che consiste nell’immobilizzare la persona, costretta in posizione prona, premendo sulla sua schiena e cingendogli il collo con un braccio. A causa di questa manovra, Soldi perse le vita. Da qui la condanna non “per il Tso”, ma per come quel trattamento venne eseguito: con ottusa imperizia e con brutale superficialità.

Vorrei, dunque, evitare un grave equivoco. Nel mio articolo non mettevo in discussione in alcun modo l’istituto del Trattamento sanitario obbligatorio, previsto dalla stessa legge 180 del 1978 che ha abolito i manicomi.

È vero, peraltro, che sul Tso ho più di una perplessità, che pure non ho esposto in quel mio articolo, nel quale consideravo esclusivamente una delle possibili conseguenze della sua errata applicazione: ovvero il ricorso allo strumento della contenzione meccanica.

In altre parole, la pratica che prevede il contenimento del paziente attraverso l’immobilizzazione di caviglie e polsi, legati ai quattro angoli del letto. Si tratta di una misura alla quale, secondo una attendibile ricerca del 2004, si farebbe ricorso nel 70% dei Servizi psichiatrici di diagnosi e cura (Spdc). Esemplare, ma certamente non unico, il caso di Franco Mastrogiovanni, rimasto crocifisso al letto di contenzione per 87 ore e per la cui morte sono stati condannati in via definitiva medici e infermieri.

D’altra parte, in una segnalazione pervenutami qualche giorno fa, veniva lamentato il fatto che a una persona sottoposta a Tso fosse stato negato l’uso del proprio cellulare. Il che è né più né meno che una pratica illegale, in quanto all’art. 1 della legge 180, laddove si parla dei trattamenti sanitari obbligatori, si legge che il paziente «ha diritto di comunicare con chi ritenga opportuno». E anche quella di impedire l’uso del telefono personale sembra essere una pratica diffusa all’interno degli Spdc.

In conclusione, si può dire che il Trattamento sanitario obbligatorio presenta alcune criticità. E soprattutto se non applicato con il massimo scrupolo e con la più avvertita intelligenza può portare a comportamenti, nell’uso degli strumenti di coercizione, assai pericolosi. Discuterne mi sembra, pertanto, non solo possibile, bensì doveroso.