Quando il limite viene superato? Quando troppo è troppo? In altre parole, esiste uno standard di tollerabilità dell'ingiustizia e della sofferenza che, se oltrepassato, fa gridare allo scandalo? A esempio, le violenze e le torture messe in atto dai poliziotti di Verona ai danni di alcuni arrestati hanno fatto scattare un sentimento di sdegno in quanto, palesemente, superavano il limite della decenza morale, attuando una pratica di umiliazione e di degradazione della dignità.
Ma, prima di quella soglia, quante iniquità vengono compiute senza che il loro anonimato e la loro ordinarietà ci inducano ad aprire gli occhi? Tanto più se quella stessa iniquità si consuma lontano, in periferia, nelle province estreme, come Spadafora, 5mila abitanti nei pressi di Messina. Il GGG (Grande Gigante Gentile) della favola di Roald Dahl sapeva che i poppolani – gli esseri umani – non lo avrebbero accolto di buon grado se avesse tentato di avvicinarsi loro.
Straripante nell’aspetto e caotico nel linguaggio, sembrava inadatto a una terra in cui le regole del gioco non ammettevano sbavature, fino a quando non incontrerà Sofia, la bambina con cui instaurerà una relazione di profonda amicizia. Enrico Lombardo, 42 anni, viveva a Spadafora, era di corporatura robusta e in famiglia lo chiamavano “il gigante buono”, per via del suo aspetto e del suo comportamento mite.
Nella notte tra il 26 e il 27 ottobre del 2019 Lombardo muore sotto casa dell’ex compagna. Quest’ultima si è trovata costretta a chiamare le forze di polizia per provare a calmarlo: era visibilmente agitato e lei si era preoccupata. I carabinieri, una volta sul posto, riferiscono che l’uomo è «in stato di nervosismo per motivi familiari ma è vigile e collaborante» e decidono di chiamare un’ambulanza.
Nelle ore successive, in cui Lombardo prima si allontana per poi tornare, avviene una violenta colluttazione con i carabinieri, che termina con quella che viene definita una manovra di contenimento. Secondo una serie di video, l’immobilizzazione di Lombardo – ormai ammanettato – sarebbe durata un tempo lunghissimo: circa 20 minuti. Con un cellulare da un balcone qualcuno riprende la scena. Le immagini sono lontane, ma sufficientemente nitide da riuscire a mostrare come viene attuato il fermo. Si vedono tre carabinieri vicini a un uomo a terra.
È Lombardo, riverso sul fianco destro, con mezzo busto sul marciapiede. I polsi sono ammanettati e la gamba sinistra sembra sollevata. I momenti successivi mostrano i tre carabinieri sferrare calci al corpo di Lombardo. Dopo due o tre colpi, l’uomo sull’asfalto cerca di divincolarsi, muoversi, liberarsi, fino a che uno degli agenti lo raggiunge e lo prende per le gambe, cambiandogli posizione. Dopo qualche secondo anche gli altri due carabinieri lo trattengono per gli arti inferiori e cominciano a trascinarlo, fino a metterlo prono: ora tutt’e tre i carabinieri gravano con il loro peso sul corpo di Lombardo.
Un fermo immagine ritrae la scena: due agenti in divisa bloccano le spalle e le gambe; un terzo uomo in borghese (il comandante della stazione) preme con il ginocchio destro sulla schiena del fermato. Nelle ultime immagini i tre agenti lentamente sospendono la manovra, fino a che uno dei due si alza in piedi. Lombardo torna ad agitarsi: uno dei due militari rimasti a terra si allontana e il video si interrompe.
L’uomo viene dichiarato morto alle 02:47 del mattino del 27 ottobre del 2019. Sull’asfalto rimarranno alcune macchie di sangue. L’origine di queste, secondo la dichiarazione di un carabiniere, è da attribuire all’impatto della testa di Lombardo contro lo spigolo di una cabina telefonica. Ma la tesi viene contestata dal legale di quest’ultimo, in quanto gli esami autoptici non hanno rivelato alcuna traccia di quell’impatto nelle ferite lacero-contuse sul capo dello stesso Lombardo.
Tra le possibili cause del decesso, dunque, va considerata quella che viene definita manovra di contenimento, che ha riprodotto esattamente il “codice Floyd”: la tecnica di immobilizzazione che ha provocato il decesso dell’afroamericano a Minneapolis il 25 maggio del 2020; e che in Italia, negli anni, ha condotto alla morte Federico Aldrovandi, Bohli Kaies, Arafet Arfaoui, Vincenzo Sapia, Bruno Combetto, Riccardo Magherini, Andrea Soldi, Riccardo Rasman e chissà quanti altri ancora. È la stessa modalità adottata che presenta un altissimo rischio letale: il fermato, che si sottrae o resiste, viene bloccato a terra in posizione prona con i polsi ammanettati, mentre uno o più agenti gli gravano su spalle, scapole e dorso. Intanto, il braccio di uno degli agenti ne stringe il collo: e la duplice pressione sul torace e sulla gola, impedendo la normale respirazione, può causare l’asfissia.
L'inchiesta della Procura di Messina ha visto indagati tre sanitari e il comandante della stazione dei carabinieri: per quest’ultimo l’accusa è di morte come conseguenza di altro delitto e per i sanitari di omicidio colposo. Per due volte la Procura ha chiesto l’archiviazione delle indagini; ma la difesa della famiglia ha sempre fatto ricorso, anche in Cassazione. Quest’ultima ha dichiarato ammissibile l’opposizione dei familiari e, venerdì prossimo, deciderà se le indagini dovranno continuare o se si andrà verso l’archiviazione.
Il Comune di Spadafora non appartiene ai luoghi fatati delle favole di Dahl. Enrico Lombardo non è il GGG e in questa tragica vicenda non c’è nessuna Sofia in grado di comunicare con chi fa paura. Lombardo era un uomo in carne e ossa, padre di tre figli, in una fase complicata della sua vita, probabilmente bisognoso di cure adeguate. Ha trovato la morte mentre era già in posizione prona, ammanettato e circondato da carabinieri. Comprendere perché e come sia morto è interesse di tutti.