Com’è morto Enrico Lombardo?
di Luigi ManconiCome è morto Enrico Lombardo? È quello che si chiedono i suoi familiari da quella maledetta notte tra il 26 e il 27 ottobre del 2019, quando a Spadafora, in provincia di Messina, Lombardo muore durante un fermo a opera dei carabinieri.
Ma questa vicenda, come purtroppo altre, rischia di rimanere priva di una ricostruzione attendibile e di non ottenere l’accertamento della verità. Per questo è assai deludente la notizia di qualche giorno fa a proposito della decisione del tribunale di Messina di dichiarare inammissibile il reclamo presentato dai legali di Lombardo.
Ancora una volta è stato deciso di non proseguire le indagini: la procura aveva già chiesto due volte l’archiviazione, ma a giugno scorso la Cassazione aveva riqualificato il ricorso dei familiari e dell’avvocato in reclamo e t…
Come è morto Enrico Lombardo? È quello che si chiedono i suoi familiari da quella maledetta notte tra il 26 e il 27 ottobre del 2019, quando a Spadafora, in provincia di Messina, Lombardo muore durante un fermo a opera dei carabinieri.
Ma questa vicenda, come purtroppo altre, rischia di rimanere priva di una ricostruzione attendibile e di non ottenere l’accertamento della verità. Per questo è assai deludente la notizia di qualche giorno fa a proposito della decisione del tribunale di Messina di dichiarare inammissibile il reclamo presentato dai legali di Lombardo.
Ancora una volta è stato deciso di non proseguire le indagini: la procura aveva già chiesto due volte l’archiviazione, ma a giugno scorso la Cassazione aveva riqualificato il ricorso dei familiari e dell’avvocato in reclamo e trasmesso gli atti al tribunale di Messina per decidere sull’eventuale proseguimento delle indagini.
Ciononostante il tribunale di Messina ha ritenuto che non vi siano ulteriori fattori da valutare rispetto a quelli già presi in considerazione dal gip.
Eppure almeno tre elementi legittimano qualche robusto dubbio riguardo alle circostanze della morte dell’uomo: alcuni residui di sangue sul manganello, di cui non si è riscontrata l’origine; la compatibilità della ferita alla fronte con l’urto contro la cabina telefonica nei pressi del luogo dove è avvenuto il fermo; la presenza di acqua sulla scena della colluttazione tra Lombardo e i carabinieri.
E c’è un altro fatto rilevante: dai video disponibili emerge che i militari, nel momento in cui attuano il fermo, immobilizzano Lombardo ormai ammanettato. Il tempo del contenimento è lungo circa venti minuti. Le immagini sono riprese da lontano, ma sono abbastanza nitide per comprendere che la manovra in corso è la modalità adottata in tantissime altre occasioni e che rischia di essere letale: il fermato viene bloccato a terra in posizione prona mentre uno o più agenti gli premono sulle spalle e sulla schiena; quella pressione impedisce una normale respirazione causando una possibile asfissia.
Non si tratta di esprimere pregiudizi o posizioni precostituite, ma di approfondire la ricerca delle cause della morte di un cittadino che, nel momento in cui il suo cuore ha cessato di battere, si trovava nella custodia dello Stato e dei suoi apparati di polizia.
Il raggiungimento della verità è un diritto fondamentale e una garanzia irrinunciabile del buon funzionamento di un sistema democratico. La verità processuale non compensa certo il dolore irreparabile dei familiari ma costituisce un doveroso risarcimento.