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La fanciullezza che non c’è

Libertà/illibertà del 21 novembre 2023
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La fanciullezza, scriveva Giacomo Leopardi nello Zibaldone, è quel periodo dell’esistenza in cui si parla ad alta voce delle cose che si faranno, si racconta di quelle fatte, si spera vivacemente di poterne fare altre. Scrive Leopardi che per i fanciulli «non v’è tanta solitudine ed inazione materiale, che non sia piena società conversazione, ed azione spirituale; società ed azione non languida né passeggera, ma energetica, presente, simile al vero, accompagnata anche da gesti e movimenti fisici d’ogni sorta, durevole ed inesauribile».


A pochi giorni dalla Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è esercizio utile riflettere su quei versi. Chiedersi, a esempio, se la solitudine è davvero un sentimento adulto, se l’inazione materiale è preoccupazione dei vecchi, se la spensieratezza sia effettivamente il tratto che contraddistingue il bambino di oggi e l’adolescente di domani.


La cronaca di queste settimane e gli ultimi rapporti sulle condizioni dei minori i…

La fanciullezza, scriveva Giacomo Leopardi nello Zibaldone, è quel periodo dell’esistenza in cui si parla ad alta voce delle cose che si faranno, si racconta di quelle fatte, si spera vivacemente di poterne fare altre. Scrive Leopardi che per i fanciulli «non v’è tanta solitudine ed inazione materiale, che non sia piena società conversazione, ed azione spirituale; società ed azione non languida né passeggera, ma energetica, presente, simile al vero, accompagnata anche da gesti e movimenti fisici d’ogni sorta, durevole ed inesauribile».


A pochi giorni dalla Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è esercizio utile riflettere su quei versi. Chiedersi, a esempio, se la solitudine è davvero un sentimento adulto, se l’inazione materiale è preoccupazione dei vecchi, se la spensieratezza sia effettivamente il tratto che contraddistingue il bambino di oggi e l’adolescente di domani.


La cronaca di queste settimane e gli ultimi rapporti sulle condizioni dei minori in Italia raccontano una realtà più drammatica, complessa e lontana da quella celebrata dal poeta di Recanati, eppure la distanza che c’è sempre stata appare oggi più profonda e geograficamente più marcata. Secondo l’ultimo rapporto dell’Istat, in Italia i bambini che vivono sotto la soglia di povertà sono oltre tre milioni e mezzo. E per povertà si intende una spesa inferiore o uguale a un paniere di beni e servizi considerati essenziali per evitare ogni forma di esclusione sociale.


A vivere in questa condizione sono soprattutto i minori dell’Italia del Sud. Lì, conseguentemente, c’è il tasso di abbandono scolastico più alto della media nazionale. E a queste condizioni concrete si aggiunge la presenza della sofferenza psichica che, ci dicono dal Sinpia (Società italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza), da dopo la pandemia è sempre più diffusa, specialmente tra gli adolescenti.

Di questi dati e di queste condizioni si dovrebbe discutere seriamente, non solo in occasione delle giornate internazionali e non solo fra i professionisti del settore. Se i versi di Leopardi tradivano una certa idealizzazione della giovinezza, il rischio attuale è che quella fase della vita finisca con lo scomparire, tra miseria economica e afasia, tra povertà educativa e passaggio forzato all’età adulta.

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