London eye

Beckham, l'ambasciatore del nulla

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LONDRA - Che c'entra David Beckham con lo spirito olimpico? Ma lui "è" lo spirito olimpico: è una copertina umana, è un prodotto, è un centro commerciale ambulante. Dunque, è perfetto per essere l’ultimo tedoforo, per diventare il simbolo non solo inglese dei Giochi. Nessuno deve obiettare: ogni altra scelta sarà o sarebbe sbagliata.

Il grazioso David ha smesso da tempo immemorabile di essere un atleta: il suo massimo sforzo fisico è posare per quella famosa pubblicità delle mutande, dove Beckham ha messo una torcia olimpica sotto l’elastico dei boxer. Il suo nastro di partenza è un tappeto rosso, la sua arena è il salotto di Brad e Angiolina. Dite che il grazioso David non rappresenta le centinaia di atleti che si fanno il mazzo nelle palestre umide e buie? Che non c’entra niente con gli allenamenti massacranti di un canottiere? Forse, ma qui si sta parlando di canottiere, possibilmente firmate.

L'ipocrisia dello sport non può iscriversi alla gara olimpica. Per una volta, ragazzi, teniamo gli occhi aperti e il ciglio asciutto. Aspettare il grazioso David alla fine della cerimonia circense che apre ogni volta i Giochi, sempre uguale, sempre troppo lunga, sempre retorica, sempre emozionante (perché il mercato dello sport sfrutta la pelle d’oca di noi poveri fessi) è un esercizio di pura coerenza. Guai se non ci fosse lui, nell’ultimo istante prima del fuoco. Lui, il carinissimo e ricchissimo ambasciatore del nulla.