London eye

Resiste il mito di Abbey Road

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Quattro ragazze argentine si mettono in fila, vale a dire in posa, sulle famose strisce pedonali di Abbey Road. Dietro di loro, in paziente attesa, due ragazzi biondi, probabilmente nordici. Dietro i biondi, una coda come al supermercato. E va avanti così da quasi cinquant’anni per tutto il giorno.

La leggenda dei Beatles è soprattutto     questo tempo senza barriere, da un lato il commercio (borse, adesivi, penne, tazze da colazione) con i volti dei favolosi quattro di Liverpool, dall’altro il collante multi-generazionale che la loro presenza ancora realizza, incurante delle generazioni nuove, anzi attraendole come calamita: nell’epoca della musica digitale e velocissima, i Beatles sono come Mozart e Bach, però molto più classici, molto più ascoltati, molto più immortali.
Un pezzo di questa immortalità inaugura le Olimpiadi cantando “Hei Jude”, il baronetto Paul McCartney che sta su tutte le copertine con una chitarra dipinta con la Union Jack, lui vivo come Ringo ma non più di George e John. Perché un classico, citando Calvino, è qualcuno che non ha smesso di dire le cose che aveva da dire, o di cantarle.

Ad Abbey Road si va per guardare, per sentire, per ripetere quella foto in quella identica posa di quella mitica copertina. Dietro le strisce pedonali ci sono gli storici studi di registrazione e la gente fotografa pure quelli. Viene da immaginare l’antica scena: i quattro che escono insieme al fotografo, l’idea delle strisce, qualche scatto al volo senza fare troppa strada e senza sprecare troppo tempo. Una foto immortale nata attraversando una via.

Le quattro ragazze argentine si fanno riprendere da un loro amico, ripetono un paio di volte la scena, non sono soddisfatte, forse non hanno alzato abbastanza le braccia facendo quel passo memorabile. Le auto suonano il clacson ma neppure troppo, si vede che Londra è abituata a queste soste, in fondo sono un tributo. Solo i tassisti si spazientiscono un po’. Perché la Storia è anche un insieme di riti, è la memoria che si mantiene viva con piccoli gesti. Abbey Road comunica una presenza, una musica che non finisce.